L'Istituto Alberghiero "De Cecco" celebra la Giornata della Memoria con il musicista Alexian Santino Spinelli

6' di lettura 24/01/2023 - “Sono stati ben 500mila i Rom e Sinti trucidati nei campi di sterminio, una nazione vera e propria senza Stato né territorio, una popolazione che non è stata mai risarcita.

Mentre la Shoah è unanimemente considerata una tragedia, nessuno conosce il termine ‘Samudaripen’ che è lo sterminio della nostra etnia, proprio perché nessuno ci ha mai convocati a Norimberga per denunciare. Per questa ragione è fondamentale continuare a raccontare, perché l’ignoranza spesso consente alla storia di ripetere i propri errori”.

Lo ha detto il musicista Alexian – Santino Spinelli, protagonista lunedì mattina della celebrazione de ‘La Giornata della Memoria’ promossa dall’Istituto Alberghiero Ipsseoa ‘De Cecco’ di Pescara con la dirigente scolastica Alessandra Di Pietro e con Pierangelo Trippitelli, nuovo Direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale Pescara-Chieti. Presenti nell’Officina del Gusto gli studenti e, tra gli ospiti, Daniela Puglisi e Tiziana Venditti per l’Ufficio Scolastico provinciale, Don Antonio De Grandis Presidente del Tribunale Ecclesiastico Abruzzo e Molise, Teresa Ascione Garante dei diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza del Comune di Pescara, Gabriella Lentilucci per l’Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria e Mimmo Valente per l’Associazione Italia Nostra.

“La Shoah ci impone una presa di coscienza – ha sottolineato il Direttore Trippitelli – perché parliamo di fatti realmente accaduti, ma è giusto ricordare non solo il male, ma anche il bene legato a tutte quelle persone che si sono adoperate in quei momenti tragici per salvare quante più vite umane possibili”. “Per la Giornata della Memoria abbiamo voluto promuovere un evento unico – ha detto la dirigente Di Pietro –, ovvero raccontare la memoria attraverso la musica, attraverso un ‘incontro-concerto’ con la musica romanì che esprime l’identità di un popolo, la sua arte, la sua cultura, la sua perizia tecnica, e poi ci racconta quella vitalità, quella forza e gioia esplosivi che non sono venuti meno neanche nei momenti più tristi e drammatici. Il valore della memoria è tanto più importante quanto più ci aiuta a preservare il futuro. Prima o poi le testimonianze dirette si perderanno perché verranno meno quei protagonisti che quel frammento di storia lo hanno purtroppo vissuto sulla propria pelle, e allora diventa essenziale guardare alla storia, ovvero all’indagine storica lucida e precisa e scovare le ragioni politiche, economiche, sociali che hanno creato le condizioni per i genocidi.

Ed è fondamentale conoscere la cultura delle minoranze, perché i genocidi sono l’espressione di una lotta violenta contro le minoranze, dobbiamo indagare le ragioni più profonde del razzismo, della paura dell’alterità che ha causato lo sterminio di chi è considerato diverso. Compito della scuola è aiutare i ragazzi a comprendere i contesti in cui si sono sviluppati tali fenomeni. E la storia ci racconta che sono stati oltre 500mila i Rom e Sinti trucidati nei campi di sterminio”. Quindi la parola è passata ad Alexian – Santino Spinelli, Commendatore della Repubblica Italiana, docente Universitario, scrittore e rappresentante Rom nel Consiglio d’Europa, ambasciatore all’Onu della cultura Rom nel mondo, fondatore dell’Orchestra Europea della Pace, e che grazie alla propria arte nel 2015 ha consentito che l’Unesco riconoscesse la lingua Romanì come Patrimonio Immateriale dell’Umanità, processo oggi in corso per la musica romanì.

“Le origini dell’etnia Rom o Sinti affondano le radici storiche e geografiche lontano, parliamo dell’anno mille - ha ripercorso Alexian – e ci portano direttamente nell’India del nord, una terra che per le proprie ricchezze tra il 1001 e il 1027 fu attaccata 17 volte da un imperatore persiano: durante le 17 campagne militari violente, venivano depredati i ricchi templi, ma venivano anche deportati i popoli, soprattutto gli artigiani che sapevano lavorare e i soldati figli dei ricchi, dunque oggetto di riscatto. Da quel momento la popolazione Rom non ha più avuto una patria, una terra, né tantomeno una potenza politica. E purtroppo quando la storia non si conosce, si tende sempre a ripetere gli stessi errori. Tra la fine del 1300 e il 1400 i Rom arrivano nel Sud Italia, i Sinti nel nord Italia, e oggi ci sono ben 180mila rom nel nostro Paese, cittadini italiani, 12milioni in Europa, 24milioni nel mondo, che non hanno una terra, né uno Stato, ma sono una nazione, sono un patrimonio culturale e linguistico, un popolo pacifista, che non ha mai sentito la necessità di un esercito, e che nel periodo fascista ha pagato caro.

Ma ricordo anche che Hitler negli anni ’30 si è limitato a mettere in pratica quelle leggi razziali che altri avevano già teorizzato, c’era già Cesare Lombroso, c’era già l’eugenetica, c’erano già le teorie sulla superiorità di una razza rispetto alle altre, erano già in vigore quelle leggi razziali che impedivano ai Rom di lavorare l’artigianato, e in tanti decisero di dedicarsi all’allevamento dei cavalli e alla transumanza. È vero che nel ’38 le leggi razziali colpirono solo gli ebrei, ma perché i Rom vivevano già in condizioni disumane, ai Rom non era già riconosciuto il diritto a un lavoro, né era riconosciuta la dignità né l’opportunità di interagire con la società maggioritaria. E la storia ci racconta della musica Rom che è arrivata sino a noi, ma anche che la musica era utilizzata nei campi di concentramento come strumento di tortura, di afflizione, per irridere coloro che venivano portati alla forca per le esecuzioni.

E il dramma dei Rom non è finito quando si scoprirono i campi di concentramento, perché nessuno ci ha convocati a Norimberga per accusare i nostri carnefici come invece accaduto agli ebrei perché questo avrebbe significato risarcire il nostro popolo. Eppure la Shoah – ha proseguito Alexian – ha dimezzato la nostra popolazione che prima della tragedia contava 3milioni di persone e l’onda lunga di quel razzismo si è tramandata sino a oggi, se pensiamo che l’82 per cento degli italiani odia i Rom, definiti ‘zingari’ o ‘nomadi’. Ancora oggi, come figlio di un Rom cittadino italiano deportato, mi chiedo quale Capo di Stato abbia avuto il coraggio di chiederci scusa, e non solo ai Rom, ma anche gli omosessuali, ai diversamente abili, a tutti coloro che hanno sofferto la Shoah o la nostra ‘Samudaripen’”. Subito dopo Alexian ha eseguito una serie di brani alla fisarmonica ricordando la musica dei campi di concentramento.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-01-2023 alle 08:31 sul giornale del 25 gennaio 2023 - 54 letture

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