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Povero fiume Pescara: dopo il mercurio e i solventi, ecco l’arsenico. Sequestrato depuratore, gli ambientalisti: ‘Fatti gravissimi’

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L’ennesima tegola sul già malandato fiume Pescara è arrivata ieri, con una raffica di arresti effettuati dal Corpo forestale su ordine della Procura della Repubblica dell’Aquila e il sequestro di un impianto di depurazione a Chieti Scalo. I quattro arrestati, finiti ai domiciliari, risultano a vario titolo responsabili e tecnici della struttura, e tra loro figura anche il titolare di un laboratorio analisi.

L’accusa, che parla di traffico illecito di rifiuti, inquinamento ambientale e truffa ai danni dello Stato, ha portato gli inquirenti a descrivere uno scenario desolante, tanto che ora risulterebbero molto più chiari i motivi dell’inquinamento del mare abruzzese.

In particolare, secondo il quadro accusatorio sono state registrate gravi irregolarità nel trattamento dei reflui e dei rifiuti liquidi, con riferimento specifico alle oltre 1000 tonnellate di materiale proveniente dalla Toscana che conteneva elevatissime concentrazioni di arsenico. Il reiterato sversamento di reflui non trattati nel fiume, secondo i magistrati avrebbe portato ad un notevole aggravamento dell’inquinamento delle falde e dello stesso fiume Pescara.

A finire nell’occhio del ciclone, dopo lo scandalo di Bussi in questo caso è il Consorzio di Bonifica Centro di Chieti: come spiegato dagli stessi magistrati della Direzione distrettuale antimafia, l’indagine è scattata a seguito di una serie di esposti che segnalavano un’aria irrespirabile intorno all’impianto. Stando alle prime ricostruzioni, il Consorzio scaricava nel fiume quantità di arsenico 12 volte superiori rispetto ai limiti previsti dalla legge, mettendo a rischio non solo l’incolumità ambientale ma anche la salute della collettività.

"L'arsenico è un cancerogeno, un inquinante persistente”, ha commentato Augusto De Sanctis del Forum Acqua. “L'indagine è l'ennesima dimostrazione che la Val Pescara è un vero e proprio buco nero dell'ambiente, peccato però che i contaminanti non spariscono: dopo il mercurio e i solventi di Bussi ecco l'arsenico”. A sconvolgere il portavoce del movimento ambientalista è il fatto che “persone operanti per un soggetto pubblico come il Consorzio siano accusate di reati così gravi. Possibile che con tutti i problemi ambientali che abbiamo in Abruzzo le strutture del Consorzio siano diventate negli anni un punto di riferimento per lo smaltimento di rifiuti da tutta Italia?”

Il Forum, oltre a ribadire pieno sostegno al lavoro della magistratura, sottolinea la necessità di “rafforzare tutti i soggetti della pubblica amministrazione deputati al controllo, a partire dall'ARTA. In una condizione di emergenza come quella che viviamo in Val Pescara bisogna garantire risorse aggiuntive per macchinari, turni e reperibilità del personale, nonché nuove assunzioni con professionalità adeguate”.

“Al contrario – prosegue De Sanctis - la Regione continua a tagliare, ma non è possibile che sia sempre la magistratura a cercare di fare le veci di uno Stato per altri versi assente”. Infine, nel mirino del Forum abruzzese dei Movimenti per l’acqua finiscono anche le ASL di Chieti e Pescara, il cui effettivo impegno sul tema dell'inquinamento viene definito “inadeguato”.



Questo è un articolo pubblicato il 21-10-2016 alle 12:18 sul giornale del 22 ottobre 2016 - 1431 letture