Imprenditore avvelenato: scontro tra madre e figlio e 'giallo' sul movente. Accuse infondate?

2' di lettura 28/07/2016 - Un malore poco prima dell’interrogatorio e crisi di pianto in carcere: sono giorni durissimi per D.L.R., la donna di 42 anni accusata insieme al figlio 22enne di aver tentato di uccidere l’ex compagno, un piccolo imprenditore di Spoltore.

E mentre il giovane cerca di smarcarsi dicendosi del tutto estraneo ai fatti, la donna, libera professionista già coinvolta in passato in una vicenda giudiziaria, adesso deve fare i conti anche con la versione del figlio, che a quanto sembra sposterebbe proprio su di lei le responsabilità del presunto avvelenamento.

Come noto, protagonista della vicenda è un imprenditore di 50 anni residente a Pescara, aggredito qualche settimana fa da due uomini mentre rientrava a casa. Scampato al primo attacco grazie ad una pronta reazione, l’uomo sarebbe stato ‘preso in consegna’ dalla compagna e dal figlio di lei, che avrebbero tentato di eliminarlo somministrandogli dosi massicce di un farmaco in grado di scatenare ictus e infarti. Il piano però è stato stroncato grazie alla approfondita indagine del Nucleo operativo radiomobile e dei Nas di Pescara, che oltre ai due familiari hanno arrestato anche uno dei picchiatori, un cittadino di origine colombiana già noto alle forze dell’ordine. Le indagini sono partite a seguito dell’intercettazione di una inquietante telefonata tra madre a figlio, in cui secondo gli inquirenti si parlava ‘in codice’ delle modalità per avvelenare il congiunto.

La 42enne, che proprio ieri ha risposto alle domande del Gip, ha affermato di non aver mai tentato di uccidere il compagno, negando di conoscere il colombiano e asserendo di aver fornito i medicinali solo per aiutare l’uomo a curarsi. E mentre i legali dell’accusata parlano di prove molto labili, i Carabinieri guidati dal Capitano Scarponi si aggrappano proprio alle intercettazioni delle conversazioni telefoniche tra madre e figlio per sostenere la tesi della ‘coppia diabolica’.

Infine, resta aperta la questione del movente: rispetto alle supposizioni iniziali, infatti, è tramontata l’ipotesi che i due abbiano agito per motivi economici, visto che l’imprenditore a quanto pare aveva una posizione meno solida rispetto alla ex compagna. Scartata questa pista, al vaglio degli inquirenti restano dunque possibili tensioni familiari, che avrebbero coinvolto in prima persona anche il figlio di D.L.R.


di Marco Verri
redazione@viverepescara.it





Questo è un articolo pubblicato il 28-07-2016 alle 17:53 sul giornale del 29 luglio 2016 - 616 letture

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