Brexit, cosa cambia per l’Abruzzo? Export, turismo, giovani e lavoro: fenomenologia di un disastro

3' di lettura 26/06/2016 - I giochi sono fatti, il Regno Unito è fuori dall’Europa: a due giorni dal clamoroso esito del referendum che ha decretato l’uscita dall’Ue, anche in Abruzzo ci si interroga sugli effetti di questa decisione. Effetti che a quanto pare non mancheranno, andando a colpire diversi settori dell’economia locale, per non parlare di turismo, lavoro e scambi giovanili.

Come confermato dalla Camera di Commercio, la Gran Bretagna rappresenta il terzo mercato più importante per le esportazioni abruzzesi (circa il 10% del totale), in particolare per la commercializzazione di mezzi di trasporto e alimentari, settori cardine dell’economia regionale. A rendere ancora più grigi gli scenari del post-Brexit c’è la costatazione del fatto che l’export di prodotti nel Regno Unito negli ultimi anni aveva segnato una decisa accelerazione: basti pensare a vino e pasta, sempre più apprezzati dai sudditi di Sua Maestà. Non c’è bisogno di ricorrere ai manuali di economia per immaginare come questo settore sia inevitabilmente destinato a subire duri contraccolpi dopo l’uscita dei britannici dall’Unione.

Timori anche per quanto riguarda il turismo: il ‘ponte’ tra il capoluogo adriatico e la capitale inglese, già messo a serio rischio dalla paventata cancellazione dei voli Ryanair, da anni rappresenta un ottimo volano per il settore, portando migliaia di persone a spostarsi sulla rotta Pescara-Londra. Se da un lato la svalutazione della sterlina come prevedibile renderà più conveniente il soggiorno in Gran Bretagna, d’altro canto per i turisti d’Oltremanica sarà molto più costoso visitare la nostra regione.

La ferita aperta sul turismo è in qualche modo legata anche al mercato immobiliare, un comparto che negli ultimi anni è letteralmente esploso grazie all’acquisto a buon mercato di case e terreni da parte di famiglie e investitori inglesi. In particolare, gli acquirenti sono andati a ‘pescare’ gli immobili negli incantevoli (e spesso disabitati) centri dell’entroterra, mettendo mano al portafogli per unità da riqualificare. Si tratta, evidentemente, di ossigeno puro per località duramente colpite dalla crisi e dalla ‘fuga’ dei giovani. Anche in questo caso però chi ha puntato con successo su questo settore dovrà fare i conti con la Brexit e il crollo della sterlina, con tanti saluti ai soldi piovuti dal cielo per la vendita (immobiliare), la ristrutturazione (edilizia) e l’accoglienza (turismo e commercio).

Infine, anche se i punti caldi da trattare sarebbero decine (si pensi alle molteplici implicazioni su scambi culturali, sport, pensioni...) merita un cenno anche il comparto degli scambi giovanili, che vedono proprio nella capitale britannica il principale sbocco professionale e formativo per i ragazzi abruzzesi. Nel corso degli anni, complici la crisi e la disoccupazione che hanno colpito la nostra regione, proprio grazie al ‘volano europeo’ Londra è diventata una vera e propria mecca per decine di migliaia di persone, dal 20enne in cerca di fortuna all’over 40 che prova a rilanciarsi oltre confine. Chi è già partito non dovrebbe avere problemi, assicurano gli esperti, ma cosa ne sarà di quelli che in futuro avrebbero puntato proprio sulla mitica Swinging London per costruirsi una nuova vita?










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