Presidio anti-profughi in città, Pescara si ribella: ‘Non siamo tutti così, basta odio’

Profughi 2' di lettura 31/05/2016 - A poche ore dall’insediamento del presidio anti-profughi organizzato dal centrodestra nei pressi dell’albergo che accoglierà un centinaio di immigrati, si alza la protesta dei politici e dei cittadini che rivendicano una percezione ben diversa della situazione.

“Le strumentalizzazioni che la destra sta mettendo in atto contro l'accoglienza di poche decine di profughi sbarcati in Sicilia alcuni giorni fa – tuona il deputato pescarese Gianni Melilla - è la spia di una visione politica volta ad alimentare le paure e gli egoismi che soprattutto tra gli strati popolari più disagiati sono molto presenti”.

“La destra – prosegue il parlamentare di Sel-Sinistra Italiana - non dice che negli ultimi giorni sono morti annegati nel Canale di Sicilia 700 africani, di cui almeno 70-80 bambini. La destra non dice che l'Italia ha firmato convenzioni internazionali che la obbligano a prestare rifugio a chi scappa dalle guerre e dalle violenze etniche e religiose. La destra non dice che chi non ha la condizione del rifugiato sarà rimpatriato. Noi di Sinistra Italiana – conclude Melilla - condividiamo in pieno le parole di solidarietà e di accoglienza di Papa Francesco e siamo vicini alla Marina Militare che opera in mare per salvare la vita di tante donne, bambini e anziani”.

Come riferito dallo stesso esponente di Sel, l’Abruzzo attualmente ospita poco più di 1900 profughi, di cui circa 500 nella provincia di Pescara. Un numero evidentemente troppo esiguo per dare credito alla presunta ‘invasione’ paventata dal centrodestra. L’appello #Restiamo umani lanciato sul web è stato raccolto da centinaia di cittadini, che in queste ore stanno tempestando i social network con post decisamente critici rispetto alla posizione del centrodestra.

“Ora anche a Pescara il centrodestra si risveglia dal lungo torpore per soffiare sul fuoco del populismo, raccogliendo le firme a favore del turismo e contro gli immigrati”, attacca Daniele Licheri, coordinatore provinciale di Sel. “Sono basito per la pochezza dell'analisi e delle proposte. Chi scappa rischiando la vita non lo fa certo per rubare il lavoro agli italiani ma per sopravvivere a condizioni di vita disperate. Evitassero quindi di soffiare sul fuoco dell'odio e pensassero a costruire soluzioni per scongiurare uno scontro sociale tra poveri”.






Questo è un articolo pubblicato il 31-05-2016 alle 16:36 sul giornale del 01 giugno 2016 - 952 letture

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