Trivelle, il M5S spara a zero sul ‘Faraone’: ‘D’Alfonso sceglie Renzi e scarica gli abruzzesi’

2' di lettura 18/01/2016 - Duro intervento del Movimento 5 Stelle contro la decisione della Giunta regionale di rinunciare al referendum sulle trivelle. Dopo che la Cassazione ha confermato il referendum sul divieto di trivellazione entro le 12 miglia, e in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla questione, i grillini hanno sferrato un pesantissimo attacco rispetto alle ultime decisioni del presidente della Regione Abruzzo (nella foto).

“D’Alfonso – scrivono i 5 Stelle abruzzesi - rinuncia al referendum contro le trivelle, e nella scelta tra il suo territorio e il benvolere di Renzi, proprio non ce la fa a scegliere l’Abruzzo. Ancora una volta dice sì al premier, prendendo in giro tutti gli abruzzesi, e lo fa attraverso un atto di Giunta, alla ‘chetichella’, come un bimbo che non vuole farsi scoprire dalla mamma mentre ruba la marmellata dalla credenza”.

“Il Governatore – si legge ancora nel comunicato - dopo averci raccontato di essere stato l'ispiratore del referendum di iniziativa regionale nel famigerato incontro di Termoli, ha battuto in ritirata, scavalcando e ignorando il Consiglio. Non mostrando alcuna considerazione per le decisioni prese all'unanimità dall’Assise, D'Alfonso prende in giro i consiglieri di maggioranza e di centrodestra che per promuovere il referendum ci avevano messo la faccia”.

“Ma il presidente non prende in giro il M5S – sottolineano gli estensori del documento -, che era certo sin dall’inizio del fatto che tutelare il ‘mare blu’ non fosse realmente sua intenzione: forse per lui è meglio salvare quel rapporto (oggi quasi inesistente) con Renzi”.

“Le iniziative concrete ed efficaci del M5S - commenta Sara Marcozzi, capogruppo dei pentastellati in Regione -, come la proposta di un impegno economico per una campagna informativa referendaria, non sono state votate dalla maggioranza. Ora capiamo perché! Questo governo viola quotidianamente i più elementari e condivisi principi democratici, oltre al Regolamento regionale e alla Costituzione italiana. Del resto non è la prima volta che il Consiglio decide una cosa e, subito dopo, in una riunione di maggioranza nella notte, i coerenti consiglieri cambiano idea. Se proprio l’Abruzzo doveva battere in ritirata – conclude -, questo avrebbe dovuto deciderlo il Consiglio, non una riunione di maggioranza. Questa quotidiana prevaricazione dei diritti e delle prerogative dell'opposizione svilisce la democrazia e svela tutta la debolezza del Governo regionale".










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