Fine dei Giochi: la piccola Olimpiade pescarese e l’Europa che verrà

2' di lettura 07/09/2015 - In una settimana segnata da fatti drammatici per l’Europa e il mondo intero, Pescara ha celebrato la sua piccola Olimpiade lanciando un messaggio che resterà nella memoria di chi ha vissuto questo bellissimo scorcio d’estate nel capoluogo adriatico.

Mentre nelle televisioni di tutto il mondo scorrono le immagini di un popolo in fuga che bussa alle porte dell’Occidente, in riva all’Adriatico è andata in scena una straordinaria festa dello sport, che ha riunito uomini e donne provenienti da ogni angolo del Mediterraneo.

I numeri parlano da soli: 1330 tra atleti e delegati dei Comitati Olimpici di 24 Paesi e 3 continenti, 11 discipline sportive, 275 arbitri e giudici, 306 ospiti e familiari, 112 giornalisti, 66 cerimonie di premiazione per 400 medaglie. Il dato più significativo riguarda i 521 volontari (242 uomini e 272 donne), molti dei quali provenienti da Paesi lontani dai ‘confini’ (non solo geografici) del Mediterraneo come Argentina, Canada, Senegal, Romania e Palestina.

Al Comitato organizzatore di Pescara 2015 è andato il plauso dei comitati olimpici dei Paesi partecipanti per l’ospitalità e l’accoglienza garantita alle delegazioni, nel pieno rispetto dei tempi e degli standard internazionali.

Proprio nell’ultima delle 10 giornate di gara, la medaglia di bronzo conquistata dalla Libia nello sport più amato e spettacolare (foto), spalanca una inattesa e significativa finestra di speranza per ragazzi che arrivano da un Paese in guerra, martoriato dalla violenza e dal terrore.

Dalla stessa Libia alla Siria, passando per Tunisia, Marocco ed Egitto, non è mancata la partecipazione di atleti e tifosi provenienti da terre che attraversano i momenti decisivi della loro storia. E proprio nella nostra città, lo sport ha riunito sotto un’unica bandiera popoli divisi da confini, guerre, terrorismo, dittature, disuguaglianze sociali ed economiche.

La musica suonata in riva al mare pescarese racconta tutta un’altra storia: qui, i Giochi del Mediterraneo sulla Spiaggia sono stati veicolo di un messaggio diverso, all’insegna della pace, della fratellanza, di muri che si abbattono e confini che cessano di esistere. Nella memoria di tutti resteranno le cerimonie di premiazione, con le note degli inni nazionali che si alzano dalla sabbia, sorvolano il mare e volteggiano fino in cielo, completamente ignare di barriere e confini. Negli occhi degli oltre 900 atleti, resta l’entusiasmo e la voglia di combattere, quella sana, che solo lo sport sa dare.

Giunte ormai al capolinea, mentre si spengono le luci e cala giù il sipario, queste piccole Olimpiadi di casa nostra lasciano un messaggio di speranza in chi ancora crede in un’Europa solidale e democratica, che proprio sul valicamento dei confini ha saputo costruire il suo originale sogno di grandezza.








Questo è un editoriale pubblicato il 07-09-2015 alle 09:46 sul giornale del 08 settembre 2015 - 773 letture

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