Da isola felice a territorio a rischio: reportage e inchieste su prostituzione e accattonaggio in Abruzzo

4' di lettura 19/04/2015 - Venerdì 17 aprile 2015, presso la Sala Tosti dell'Aurum si è svolto un interessante dibattito dal titolo 'Nuove Schiavitù – Reportage e inchieste su prostituzione e accattonaggio', organizzato dall’associazione culturale KirmiziLab e patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pescara. (Servizio a cura di Angela De Francesco, foto di Michele Raho)

L’incontro è stato introdotto dall’assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Pescara, Giovanni Di Iacovo e moderato da Chiara D’Onofrio, presidente dell’associazione KirmiziLab, spazio di aggregazione e scambio culturale.

All’importante iniziativa hanno partecipato professionisti del mondo giornalistico e Antonello Salvatore dell'associazione On The Road Onlus, che da circa vent'anni assiste le vittime di sfruttamento in Abruzzo. I modelli operativi sperimentati dall’équipe itinerante sul territorio sono d’aiuto a prostitute, tossicodipendenti, minori in stato d’abbandono, attraverso un lavoro di rete in collaborazione con le Forze dell’Ordine, la Caritas e il volontariato.

E’ stato approfondito il tema di grosso impatto sociale sulle nuove forme di schiavitù: la tratta degli esseri umani, lo sfruttamento della prostituzione, la povertà e l’accattonaggio, il tutto raccontato e documentato con recenti servizi giornalistici presentati dagli stessi autori, attraverso web-inchieste e reportage fotografici.

Il dibattito ha evidenziato i preoccupanti retroscena di fenomeni che registrano un incremento anche nel territorio abruzzese. Si è discusso del web doc sulla prostituzione in Abruzzo realizzato dai giornalisti Fabio Iuliano e Marianna Gianforte per Il Centro, che ha raccontato storie di ragazze nigeriane: una morta per linfoma ed un’altra di 21 anni avviata alla prostituzione quando aveva solo 17 anni. I clienti non si pongono il problema della tratta della schiavitù. Sono state descritte anche le diverse tecniche di 'aggancio': per strada, davanti alle porte delle case dove poi consumare il rapporto sessuale, attraverso il web.

Molto interessanti gli interventi di diversi giornalisti locali che hanno sviluppato il tema della prostituzione, come Paolo Mastri de Il Messaggero, che ha descritto i fattori ambientali che determinano lo sviluppo della prostituzione. Droga, usura, gioco d’azzardo, estorsione e pizzo si sono insediati dal ’91 in Abruzzo, trasformando la regione da “isola felice” a territorio a rischio. Un interrogativo inquietante è stato posto ai presenti: come può il “cliente” avvicinarsi a queste vite umane, alle prostitute, ignorando che sono delle vere e proprie “schiave”?

L’altro argomento scottante dell’accattonaggio è stato sviluppato da Pietro Lambertini, redattore del quotidiano Il Centro che ha realizzato un singolare reportage, riportando la sua particolare esperienza nelle vesti di mendicante agli angoli dei semafori di Pescara. Non riconosciuto dai suoi stessi amici, Lambertini ha raccontato i proventi di due ore di elemosina, otto euro e 30 centesimi, e gli atteggiamenti della gente che in alcuni casi manifestava interesse alla sua condizione ma il più delle volte "girava la testa, del tutto indifferente". “Mi sono sentito una panchina, un arredo inutile”, le sue testuali parole.

Il tema del ruolo del giornalismo chiamato a raccontare la realtà in presa diretta è emerso anche nella video-inchiesta “Non chiamateli Mostri, storie di ordinaria schiavitù". Si tratta di un viaggio nel mondo dell’accattonaggio che parte nel 2013 da Roma e Milano e termina in Romania. Antonella Graziani e Michele Vollaro hanno raccontato come il loro lavoro è diventato poi un libro dal titolo "La Fabbrica dei mostri" perché una piccola casa editrice, Kogoi Edizioni, colpita dal realistico e drammatico documentario, ha inteso sostenere questo coraggioso “giornalismo d'inchiesta”. La ricerca ricostruisce la storia delle organizzazioni esistenti in Romania che trasformano in schiavi persone disabili (minori, donne, anziani), costretti ad elemosinare ed a sopravvivere in campi abusivi, fra sporcizia e topi. Padre Albano descrive nel servizio la triste situazione di Baia a Mare in Romania, dove la “saracia” cioè la povertà, spinge ad elemosinare ed a vivere in baracche, sui treni, subendo dai trafficanti violenze di ogni tipo, sessuali-psicologiche, traumi fisici. Per costringerli a mendicare, gli aguzzini rendono le persone disabili, provocando intenzionalmente fratture alle ossa. Poi la rete dei trafficanti porta questa povera gente in Italia con la promessa di condizioni migliori di vita, costringendoli invece all’accattonaggio. “Danno soldi e vanno avanti”, così la gente crede di aiutare, mentre è necessario fornire servizi e non elemosina, assistenza sanitaria, sicurezza e non abbandono.

Anche la fotografia, con il reportage realizzato in Romania da Fabrizio Farrone, ha documentato la grave situazione dei fenomeni della prostituzione ed accattonaggio.

L’evento è stato accompagnato da letture dell’attore e scrittore Angelo del Vecchio di brani tratti da "L'uomo che ride” di Victor Hugo, “L’isola sotto il mare” di Isabel Allende e "La Fabbrica dei mostri" di Graziani, Valente e Vollaro.

(a cura di Angela De Francesco)






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-04-2015 alle 21:22 sul giornale del 21 aprile 2015 - 573 letture

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