Renzi e riforma della scuola, la rabbia delle maestre pescaresi (di sinistra): ‘Rimpiangiamo Berlusconi’

5' di lettura 24/03/2015 - Non bastasse il disastro combinato dal premier con le partite Iva (link articolo), la riforma della scuola rischia di gettare sul lastrico decine di migliaia di famiglie in tutta Italia. In particolare, la questione riguarda un numero altissimo di supplenti abilitati, che alla luce della riforma rischiano di essere buttati fuori dopo anni di onorato servizio.

Stando a quanto prevede "La Buona Scuola" presentata da Matteo Renzi, il governo lancerà un piano straordinario per assumere tutti i 150mila docenti inseriti nelle Graduatorie ad Esaurimento (le cosiddette GaE) mentre, a partire dal 2016, come annunciato dallo stesso premier, “nella scuola si entrerà solo per concorso”. Il piano, accompagnato da slogan del tipo “basta supplenze”, “stop alle liste d’attesa decennali” fino al celebre “addio al precariato nella scuola”, in realtà non ha fatto i conti con le decine di migliaia di insegnanti inseriti nelle graduatorie d’Istituto, in servizio da anni ma destinati ad essere spazzati via dalla riforma renziana.

Se da un lato #labuonascuola porta ottime notizie per gli iscritti alle GaE, queste stesse decisioni, se confermate, rappresenterebbero dunque una sentenza di condanna per quanti sono stati impiegati proprio per ‘tappare i buchi’ del Miur e consentire il normale svolgimento del servizio scolastico. Persone condannate ad un lavoro spesso oscuro e poco apprezzato, che hanno accettato in silenzio sacrifici e umiliazioni, con pochissime tutele, costrette a cambiare anche 3-4 classi (o scuole) a settimana, per non parlare delle paghe ridotte al minimo, essendo decurtate del Tfr che spetta solo prestando 15 giorni consecutivi di servizio. E adesso il ringraziamento dello Stato è un mortificante benservito, con tanti saluti da parte del premier (nella foto con il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini).

In Abruzzo e in provincia di Pescara il problema risulta particolarmente sentito, visto che sono diverse centinaia gli insegnanti - in gran parte donne tra i 30 e i 50 anni - che si trovano in questa situazione.

"Lavoro a scuola da 7 anni - spiega Angelica, 40enne pescarese -, ho un diploma magistrale conseguito prima del 2002, una laurea e un master. Dal 2008 ad oggi, tra supplenze in classe e sostegno riesco a mettere insieme quasi 200 giorni l'anno e sono in seconda fascia. Se passasse la riforma sarebbe tutta fatica sprecata, anni gettati al vento, scavalcata da iscritti in GaE che in tanti casi non hanno lavorato neanche un giorno”.

Il caso di Angelica è emblematico, ma di situazioni come questa la scuola è piena, per non parlare di tutti coloro che, tra lauree in scienze della formazione, Pas e Tfa hanno investito tempo e denaro per ritrovarsi con una abilitazione inutile e il relativo pugno di mosche in mano. Su Facebook esiste un gruppo di diplomati all’Istituto magistrale prima del 2002 che conta ben 6000 mila iscritti, in rappresentanza di un esercito di 55mila persone. “Siamo tutti allibiti e mortificati dalle sue parole e dalle intenzioni espresse nella riforma – scrive Michela Malusa rivolgendosi direttamente al premier -, se veramente avete intenzione di sfoltire il precariato e darci giusta dignità pensate anche ai diplomati magistrali che, come lei ben sa, sono stati relegati nella terza fascia d'istituto per ben 15 anni quando invece l'abilitazione all'insegnamento ce l'avevano eccome. Ci sono voluti decine e decine di ricorsi prima di vederci riconosciuto il diritto della seconda fascia. Adesso ci sono docenti di 40/50 anni che nelle graduatorie d'istituto a fare le supplenze ci hanno passato una vita. Che ne sarà di loro?”

“Nel frattempo – prosegue l’insegnante - dalla Gae sono stati assunti in ruolo centinaia di neolaureati con pochissima esperienza. Con nostro grande rammarico siamo stati nuovamente insultati quando il ministro Gannini ha detto che le supplenze sono il male della scuola... ma come? Siamo serviti a tappare i buchi per anni e adesso è colpa nostra? E' il Miur che ha sbagliato, i vostri funzionari ci hanno messo in questa situazione. Noi abbiamo contribuito a mandare avanti con onore e passione la scuola primaria con supplenze annuali o brevi o brevissime e non siamo un male per i bambini, anzi, a volte salviamo situazioni che altrimenti sarebbero insostenibili”.

“Vogliono eliminare il precariato creando disoccupazione – spiega Valentina, 44enne dell’Aquila -, dopo 12 anni di servizio in terza fascia mi hanno riconosciuto l’abilitazione ma adesso vengo a sapere che non figuro tra i precari da stabilizzare. I diplomati al magistrale in tutto questo sono i più penalizzati: beffati dalla legge, sfruttati dallo Stato e ora liquidati da Matteo Renzi, complimenti!”

“Io sono sempre stata di sinistra – è l’amara conclusione di Angelica - ma davvero non mi riconosco più in questo Paese: visto quello che sta accadendo alla scuola, al mondo del lavoro e perfino a politiche ambientali assolutamente discutibili, mi ritrovo a rimpiangere gli anni in cui al governo c'era Berlusconi".

Chissà se il premier, preso nella sua frenetica corsa, troverà il tempo per prestare attenzione a questi appelli. L'attesa di vederlo in Abruzzo finora si è rivelata vana: a oltre un anno dall'inizio del mandato, i 120 km scarsi che separano Roma dal capoluogo ferito dal terremoto si sono rivelati una distanza insormontabile per l’ex sindaco di Firenze. Con buona pace di abruzzesi, terremotati, disoccupati, partite Iva sull'orlo di una crisi di nervi e maestre pronte a dire addìo al proprio mestiere.










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