Bussi, ecco le motivazioni della sentenza: ‘Assolti perché non hanno messo in pericolo la salute pubblica’

1' di lettura 02/02/2015 - A 45 giorni dalla sentenza con cui la Corte di Assise di Chieti ha assolto tutti i 19 imputati alla sbarra per la cosiddetta ‘discarica dei veleni’ di Bussi sul Tirino, i giudici hanno reso pubbliche le motivazioni della decisione.

In sostanza, le accuse formulate a carico del gruppo di tecnici e dirigenti della Montedison, che parlavano di disastro ambientale ed avvelenamento delle acque, sono cadute in quanto non c’è stata nessuna volontà di mettere in pericolo la salute dei cittadini. Da qui, l’insussistenza del reato e la relativa assoluzione di tutti gli imputati.

Come si legge nelle 191 pagine fornite dalla Corte presieduta dal giudice Camillo Romandini, ''non vi era alcuna ragione sotto il profilo dell'interesse personale dei singoli imputati, ma anche nell'ottica di una sorta di interesse superiore ed unificante estrinsecantesi in direttive date in attuazione della politica di impresa volta a minimizzare i costi per la tutela ambientale, che potesse in alcun modo giustificare la scelta - volontaria e consapevole - di avvelenare le acque di falda emunte al campo pozzi. A ben vedere una simile scelta sarebbe stata non solo del tutto incompatibile con l'ordinario agire umano, ma anche controproducente sotto il profilo strettamente imprenditoriale''.

''In quest'ottica - proseguono i giudici - cagionare volontariamente l'avvelenamento delle acque destinate ad una numerosa popolazione, con il rischio di far insorgere forme di malattia agevolmente riconducibili all'attività chimica svolta presso il sito di Bussi, avrebbe rappresentato una scelta non solo criminale, ma contraria allo stesso interesse alla prosecuzione dell'attività imprenditoriale''.






Questo è un articolo pubblicato il 02-02-2015 alle 19:02 sul giornale del 03 febbraio 2015 - 1219 letture

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