Ragazzina adescata su WhatsApp, vicino di casa in manette. L’esperta: ‘Giochi pericolosi’

2' di lettura 23/01/2015 - Tra facebook e messaggerie, a finire nella rete del (presunto) pedofilo di turno stavolta è una ragazzina di appena 13 anni, molestata da un vicino di casa quasi coetaneo dei genitori. (foto d'archivio)

L’uomo, un 40enne di Pescara arrestato martedì scorso, a quanto pare aveva messo gli occhi sulla figlia dei vicini, provando ad attirarla a sé tramite WhatsApp, l'applicazione per inviare messaggini online che spopola soprattutto tra gli adolescenti. Il 40enne, che in qualche modo era riuscito a scoprire il numero della ragazza, avrebbe iniziato a tempestarla di messaggi, che in molti casi, secondo la ricostruzione degli inquirenti, facevano esplicito riferimento a contenuti sessuali.

Ma il tentativo di adescamento è finito male: dopo la denuncia dei genitori, la Questura di Pescara ha infatti disposto un servizio di ‘sorveglianza speciale’ per il sospettato, finché una sera, qualche giorno fa, l’uomo è stato colto in flagrante mentre tentava di convincere la vittima a seguirlo a casa. Tutto questo, a due passi dall’abitazione della minorenne, dopo che quest’ultima era uscita per portare a spasso il cane. Arrestato dalla Squadra Mobile e posto ai domiciliari, il presunto molestatore dovrà ora rispondere delle accuse di stalking e molestie sessuali.

“Strumenti come le chat e i social network – avverte la dott.ssa Angela Ricci, sociologa e counselor professionale – potenzialmente sono molto pericolosi, in quanto in circostanze come questa lasciano campo libero ai malintenzionati. E ora che questi strumenti sono a disposizione anche sui cellulari, per i genitori diventa difficilissimo applicare un filtro”. “Se da un lato è giusto che i ragazzi abbiano libero accesso a queste applicazioni – prosegue – al tempo stesso è difficile per gli adulti vigilare: rispetto al pc, il telefonino sfugge più facilmente al controllo, ed è considerato, giustamente, più attinente alla dimensione personale dell'utente. Da qui, l’esposizione continua ai pericoli della rete da parte di utenti che spesso sono poco più che bambini”.

Esiste quindi una soluzione? “Non è facile - conclude l'esperta - ma sin da quando i figli iniziano ad utilizzare questi strumenti, è necessario far passare il messaggio che non si tratta solo di un gioco. Bisogna responsabilizzarli, e soprattutto è necessario farlo il più presto possibile”.






Questo è un articolo pubblicato il 23-01-2015 alle 10:42 sul giornale del 24 gennaio 2015 - 1270 letture

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