‘Condannato a lavorare in nero, tante grazie a Renzi’: la storia di un 30enne pescarese

5' di lettura 21/01/2015 - La storia è sempre la stessa: una laurea in tasca, tanti progetti e sogni nel cassetto che si infrangono contro il muro invalicabile della crisi e della disoccupazione. A renderla ancora più triste è una politica che volta le spalle, dimenticando le promesse e rendendo ancora più insormontabile quel muro.

La storia è quella di Fabio, un 30enne di Pescara laureato con lode, con in tasca un master e due anni di esperienza di studio e lavoro all’estero. Dopo aver perso il lavoro, Fabio è rientrato a Pescara e da due anni sbarca il lunario mettendo la sua professionalità al servizio di privati e piccole aziende. Costretto a destreggiarsi tra collaborazioni occasionali, ritenute d’acconto e ovviamente lavoro ‘in nero’, Fabio fornisce servizi e consulenze nel settore informatico, portando a casa, quando va bene, poche centinaia di euro e un futuro ancora tutto da scrivere.

Qualche mese fa, nonostante il basso reddito e le innumerevoli difficoltà, Fabio aveva finalmente deciso di ‘mettersi in regola’, aprendo una partita Iva e provando in questo modo a intraprendere la libera professione. Su consiglio di un commercialista, a Fabio era stata prospettata la possibilità di avvalersi del regime dei minimi, ovvero un sistema fiscale agevolato, finalizzato a semplificare gli adempimenti e ridurre i costi per le persone che iniziano un’attività con basso fatturato e che rientrano in determinati parametri. Questa soluzione, in vigore da diversi anni, era stata rivista in senso migliorativo nella manovra finanziaria del 2012 dal governo Monti. Tra i tanti vantaggi, oltre all’esonero dal pagamento e dagli adempimenti Iva, spiccava l’aliquota dell’imposta sostitutiva (prelievo fiscale standard che va a sostituire quello previsto per gli altri contribuenti), ridotta al 5% in sostituzione di Irpef, Irap e addizionali. Il regime forfettario al 5% prevedeva inoltre l’esonero dall’applicazione degli studi di settore, garantendo una contabilità fortemente semplificata.

Anche dal punto di vista dei contributi previdenziali l'opzione risultava favorevole, in quanto l’interessato, in caso di possesso dei requisiti, avrebbe potuto iscriversi alla gestione separata Inps, evitando il pagamento di quote fisse annuali (slegate dal fatturato) e versando il 27,72% del reddito. Per aderire al vecchio regime dei minimi – nel caso di Fabio prorogabile per 5 anni – lo Stato prevedeva un tetto massimo di entrate fissato a 30mila euro annuali, con il divieto di investire più di 15mila euro in 3 anni. In sostanza, Fabio si sarebbe trovato a pagare allo Stato circa un terzo del suo reddito (5% più il 27,72% dovuto all’Inps), godendo di una gestione contabile semplificata e uscendo finalmente dal ‘limbo’ in cui si trovava da anni.

Su suggerimento del commercialista, prima di aprire la sua partita Iva Fabio ha deciso però di aspettare il nuovo anno. Tutto questo perché, almeno stando a quanto riportato dagli organi di informazione, il governo aveva in cantiere nuove misure per incentivare giovani, disoccupati e lavoratori autonomi. “E’ facile che il regime sia ulteriormente migliorato – prevedeva il professionista rivolgendosi al giovane – e per questo ti conviene aspettare”.

Mai previsione fu più nefasta: la Legge di Stabilità varata dal governo lo scorso dicembre ha infatti letteralmente stravolto il regime forfettario, e alla faccia di tanti giovani, autonomi, disoccupati, lavoratori precari e in nero, ha triplicato l’aliquota, portandola dal 5 al 15%. Non solo: confermando quanto previsto dalla legge Fornero, non è stato bloccato l’aumento dell’aliquota destinata all’Inps, destinata a salire progressivamente dal 27 al 33%. “Ma la cosa più grave – racconta Fabio – è che è stato dimezzato il tetto massimo del fatturato, portandolo da 30 a 15mila euro”. Ovvero, chi aderisce al regime non potrà sforare neanche di un euro la nuova soglia, pena l’obbligo di rientrare in fretta e furia nel sistema ordinario, con relativo aggravio di costi e sanzioni.

Il conto è presto fatto: a fronte di un fatturato di 14.999 euro annuale (e guai a sforare, avverte il commercialista), il giovane professionista si ritroverebbe a pagare oltre al 33% alla gestione separata anche il 15% di imposta, dimezzando di fatto il reddito. Un calcolo che riallineerebbe questa soluzione alla tassazione ordinaria. “Nessuno sta dicendo che si debba eludere il fisco – spiega Fabio -, ma è solo che ora tutto mi sembra una presa in giro: contando anche le spese per il commercialista, di fatto nella migliore delle ipotesi in tasca resterebbero non più di 7mila euro, pari a circa 580euro mensili”. Ma proprio qui sta il punto: che senso ha aprire una partita Iva quando, con un reddito fino a 6-7mila euro non sarebbe neanche obbligatorio adottare questa soluzione? “Non avrei alcun vantaggio – conferma il giovane – e a questo punto converrebbe andare avanti con contratti occasionali e la ritenuta d’acconto”.

Il ragionamento di Fabio in effetti non fa una grinza, visto che con la ritenuta d'acconto a fine anno potrebbe anche riscattare il 20% già versato. Ma non basta: a rendere ulteriormente problematica la situazione è il salasso ora dovuto alla gestione separata Inps, che per gli autonomi che aderiscono al regime 'agevolato' non prevede le misure garantite ai lavoratori dipendenti. “Pensione? Meglio non pensarci – racconta Fabio –, per non parlare dei tanti diritti riconosciuti ai dipendenti, come malattia, indennità, disoccupazione... In pratica un terzo del reddito se ne va senza avere nulla in cambio”.

“E dire che per mesi ho sentito l’attuale presidente del Consiglio sbandierare slogan sui giovani, sulla disoccupazione e sulla necessità di cambiare le cose – conclude -, beh, non c’è che dire, è riuscito a cancellare l’unica strada percorribile per tante persone che sono nella mia situazione, l’unica possibilità che c’era per uscire da un destino fatto di lavoro nero, precariato e totale mancanza di prospettive per il futuro. Con tanti ringraziamenti a chi ci governa, che ai fatti evidentemente preferisce di gran lunga le chiacchiere”.






Questo è un articolo pubblicato il 21-01-2015 alle 12:51 sul giornale del 22 gennaio 2015 - 1872 letture

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