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La denuncia: ‘Nessun camerino per disabili all’Outlet’. Carrozzine Determinate: ‘Il vero problema sono gli spazi'

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‘Basterebbero appena 20 euro per istallare due maniglioni nei camerini di prova dei negozi, eppure in tutto il complesso dell’Outlet Village di Città Sant’Angelo non ho trovato un solo esercizio attrezzato per accogliere i disabili’.

La denuncia arriva da un lettore di Vivere Pescara, che lamenta una scarsa attenzione dei gestori dei negozi verso le problematiche dei diversamente abili.

Claudio Z., 58enne di Pescara, dopo un sopralluogo in tutti i locali, afferma di aver segnalato più volte il problema ai negozianti e ai gestori del Città Sant'Angelo Village, ma l’unica risposta ricevuta ha gelato le sue aspettative. ‘La normativa non prevede l’obbligo di istituire la predisposizione di camerini per disabili’, hanno fatto sapere dall’amministrazione, rinviando il tutto ‘all’attenzione e alla sensibilità delle singole attività commerciali’. Attività che, a quanto pare, per ora non hanno adottato alcuna misura per venire incontro agli utenti.

“A 58 anni non posso neanche provare un paio di pantaloni prima di fare un acquisto - afferma sconsolato Claudio -, e a prescindere dal regolamento trovo discriminante l’atteggiamento delle varie strutture commerciali”.

Sulla questione è intervenuto Claudio Ferrante, presidente dell’Associazione Carrozzine Determinate Abruzzo. “Più che i maniglioni, a mio parere il vero problema sono gli spazi - ha affermato Ferrante -, visto che all’interno dei camerini di prova, spesso strettissimi, risulta quasi impossibile muoversi e cambiarsi”.

Secondo il leader di Carrozzine, però, la questione non riguarda solo il Village di Città Sant’Angelo, ma tutti i grandi centri commerciali abruzzesi. “L’Outlet, è giusto riconoscerlo, ha fatto moltissimo per i parcheggi, cosa che non si può dire per tanti altri casi… Per quanto riguarda i camerini, si tratta di un problema generale, non certo ristretto al Village, e al di là di quello che prevede la normativa, trovare una soluzione rappresenterebbe un segno di attenzione e sensibilità, con ricaduta positiva sugli stessi commercianti”.

“Se anche un solo cliente ha un problema - conclude -, appellarsi a un regolamento non ha senso. Al contrario, venire incontro alle esigenze di un cittadino, oltre ad essere un gesto di civiltà, non può che giovare all’immagine e alle economie degli esercizi commerciali”.



Questo è un articolo pubblicato il 11-08-2014 alle 16:18 sul giornale del 12 agosto 2014 - 1448 letture