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D'Annunzio e il logo della discordia, Marchegiani all’attacco: ‘Il Vate strumentalizzato per fare propaganda’

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Chissà cosa avrebbe pensato il Vate se avesse saputo che, a quasi 80 anni dalla morte, nella sua amata Pescara i politici avrebbero incrociato le spade proprio sulla sua effigie, per cui oggi si preferisce il più moderno termine 'logo'.

Tutto ha avuto inizio nel 2009, all’indomani dell’insediamento dell’ex sindaco Luigi Albore Mascia, che aveva mandato in soffitta quel ‘Pescara Città Vicina’ coniato dal ‘nemico’ D’Alfonso per far posto, appunto, al nuovo logo ‘Pescara Città Dannunziana’.

A 5 anni di distanza, col Centrodestra rimpiazzato a Palazzo di Città dal nuovo governo guidato da Marco Alessandrini, ecco che il neo sindaco ci ha messo poco per servire la ‘vendetta’, con D’Annunzio rispedito a sua volta in soffitta e il vecchio stemma istituzionale rispolverato per rappresentare la città.

Una scelta che però non è andata affatto giù ai vecchi governanti, oggi all’opposizione, che hanno sollevato il vento della protesta imputando ad Alessandrini una scelta ‘ideologica’.

Dopo i chiarimenti dello stesso Primo Cittadino, la controreplica più piccata arriva da Paola Marchegiani, assessore al Patrimonio Culturale.

“Come opposizione – tuona l’assessore - contestammo nel 2010 l’annuncio trionfalistico e l’uso personalizzato a fini di propaganda del logo Pescara Città Dannunziana. Ma si è trattato a tutti gli effetti di un ‘NO LOGO’, senza alcun riferimento al famoso saggio di Naomi Klein, che ha portato disconoscimento, divisione e non identità alla Città di Pescara”.

“A parte il fatto che Dannunziano si sarebbe dovuto scrivere con la d minuscola - rincara la dose la Marchegiani -, ad essere opinabile è soprattutto l’aggettivo: sarebbe stato molto meglio il complemento di specificazione, Pescara Città di D’Annunzio, espressione di un dato certo”.

“Quel logo è il frutto di una mal riuscita operazione di propaganda - conclude l’assessore -, una sovrapposizione di identità posticcia, mascherata dall’omaggio al Vate. Diversamente, Marco Alessandrini con sobrietà restituisce alla città lo stemma di sempre con i suoi colori, le sue figure, il suo motto d’arme”.

A rappresentare Pescara dopo le suddette controversie torna quindi lo stemma tradizionale, con tanto di mare blu, cielo azzurro e cometa luminosa. Ma cosa ne penserà il Vate?



Questo è un articolo pubblicato il 06-08-2014 alle 11:59 sul giornale del 07 agosto 2014 - 982 letture