BOOKS AND THE CITY - "Il volto delle sirene", donne e pubblicità oltre gli stereotopi

18/09/2018 - Nuovo appuntamento con la rubrica "Books and the city", in collaborazione con Aras Edizioni. Eccoci, dunque, alla presentazione di un nuovo libro. La formula scelta è quella dell'intervista all'autore. L'obiettivo: continuare a fare cultura e promuovere la lettura.

I CONTENUTI
La pubblicità è accusata sovente di proporre un’immagine femminile superata, legata a modelli e a stereotipi in cui le donne si riconoscono a fatica e con sempre maggiore insofferenza. Ma è sempre stato così? In che substrato affondano le radici del modo attuale di rappresentare la donna nella comunicazione? Partendo dalle origini della pubblicità moderna - dal manifesto ottocentesco con le dame dell’alta borghesia - passando per gli annunci stampa dei primi anni del Novecento con una figura femminile più concreta, arrivando ai larghi sorrisi delle casalinghe anni Cinquanta, all’ottimismo di Carosello, dalla donna oggetto degli anni Settanta all’edonismo degli anni Ottanta, la riflessione arriva fino alla pubblicità sessista dei nostri giorni. L’interrogativo di partenza è se lo stereotipo sia funzionale al meccanismo di persuasione della comunicazione pubblicitaria. La domanda con cui si chiude il volume rimane sospesa: la pubblicità e il sistema mediatico sono pronti a guardare da una prospettiva diversa il mondo femminile?

L’AUTRICE
Paola Costanza Papakristo, sociologa, si occupa dalla fine degli anni Novanta di comunicazione pubblicitaria come docente e consulente. Insegna Pubblicità e strategie di comunicazione digitale all’Università degli Studi di Macerata e Storia della grafica all’Accademia di Design Poliarte di Ancona. Ha pubblicato: con Francesca Arienzo Sarò brief (Europa, 2016), Comunicare l’università (Eum, 2010) e con Daniele Pittèri Archeologie della pubblicità (Liguori, 2003).

Intervista in anteprima il libro sarà in uscita in libreria da lunedì 17 settembre

Leggendo il libro e gustandomelo come un qualsiasi lettore ho avvertito una doppia valenza: da una parte un viaggio curioso ed esauriente sull’utilizzo della figura femminile nella comunicazione pubblicitaria, dall’altro la voce prima di tutto di una donna quindi con un sottotesto molto forte… è reale questa sensazione? Com’è nato il libro che è ora alla sua seconda edizione?
Il libro è nato da più stimoli. Da un lato sfatare i molti pregiudizi che persistono nei confronti della comunicazione pubblicitaria, dall’altro mostrare che la professione del comunicatore può essere fatta con coscienza del proprio ruolo sociale. A livello personale, sì c’è un sottotesto e mi fa piacere che lo abbia colto. Ho scritto la maggior parte del libro durate il periodo della gravidanza, un momento in cui mi sono trovata a riflettere sul senso più profondo delle scelte personali e professionali soprattutto femminili.

Mi permetta di proporle la domanda che si trova in copertina a cui ovviamente non si dà risposta e che vorrei, per quanto possibile, in anteprima per i nostri lettori. Lei stessa dice: “la pubblicità è accusata sovente di proporre un’immagine femminile superata, legata a modelli e a stereotipi in cui le donne si riconoscono a fatica e con sempre maggiore insofferenza. Ma è sempre stato così? In che substrato affondano le radici del modo attuale di rappresentare la donna nella comunicazione?
La pubblicità ha sempre proposto un’immagine stereotipata perché era utile alla sua comprensione e funzionale all’esigenza di essere sintetica. Tuttavia se l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori non si interrogano mai sui modelli di femminilità proposti dalla pubblicità, se danno per scontata la direzione di significato, allora tutti noi andiamo verso una deriva che impoverisce il senso e la complessità del reale.

La domanda sorge purtroppo spontanea e inevitabile. Dagli ultimi dati statistici nei primi sei mesi del 2018 i femminici sono aumentati del 30% e dunque non posso non chiederle che valenza ha oggi parlare di questi temi – di immagine femminile, di corpo femminile, di pubblicità, di marketing – in un contesto sociale attuale dove la donna purtroppo paga un prezzo sociale così alto? Si può rintracciare anche nel campo pubblicitario delle cause culturali del fenomeno?
La pubblicità è spesso la punta dell’iceberg di fenomeni sociali, il lato più spudorato di elementi presenti nel nostro ambiente sociale. Il senso del libro è proprio questo: l’invito a non fermarsi a una lettura di superficie del fenomeno pubblicitario, sia per chi riceve quotidianamente migliaia di messaggi commerciali come fruitore, sia per chi deve pensare e progettare campagne di comunicazione. Siamo tutti responsabili, o meglio tutti possiamo dare dei segnali per un cambiamento di rotta, nella nostra vita professionale e personale.







Questa è un'intervista pubblicata il 18-09-2018 alle 16:36 sul giornale del 19 settembre 2018 - 368 letture

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