Una carezza per le anime ferite dal terremoto: ‘Amatrice patria mia diletta’, dedicata al borgo che è stato ‘abruzzese’ fino al 1927

Il terribile terremoto che il 24 agosto 2016 ha portato morte e distruzione in moltissimi borghi del Centro Italia, ha divorato anche la bella città di Amatrice, ricca di storia e cultura, riducendola ad uno spettrale ammasso di macerie.

Pochi sanno che Amatrice fino al 1927 era a tutti gli effetti un Comune abruzzese, essendo parte della Provincia di L'Aquila, per poi passare in quell'anno alla nascente Provincia di Rieti.

Conosciuta in tutto il mondo per le specialità gastronomiche, nel 2015 era entrata a far parte dei ‘Borghi più belli d'Italia’.  Oggi la ridente località appenninica non esiste più, e il musicista Camillo Berardi insieme al poeta Luigi Aquilini hanno dedicato al paese scomparso il canto ‘Amatrice Patria mia Diletta’. Le note del componimento musicale che accompagnano le drammatiche immagini della distruzione sono disponibili a questo link.

Pur velata di malinconia, l’opera vuole rappresentare una carezza per tante anime ferite.


Amatrice patria mia diletta
Versi di Monsignor Luigi Aquilini
Musica di Camillo Berardi

O Amatrice, patria mia diletta,                            
tu che grandeggi per le glorie avìte,                    
deh! Ora ascolta quel che il cuor mi detta!            
Voi tutti amici miei udite udite!
Cara chiesetta amena della Croce!
Domini solitaria sull'altura
ove il pastor con l'eco della voce
invita il gregge suo alla pastura.
De la Matrice Tu sei la vedetta!
Dacci tu, sempre, segnali d'amore!
O Croce santa ovunque benedetta
a Te sia lode, gloria e tanto onore!

Non conoscesti Giotto, né il gran Santo,
ma i natali desti a un grande artista
che a la Matrice donò lustro e vanto
di Roma andando pure a la conquista!
Nicola Filotesio e poi Cappelli
esaltaron la terra amatriciana
affascinati dal pittor Crivelli
poi che lasciò la patria veneziana!
Un cappuccino vedesti poi santo:
fu dal sultan dei turchi al gancio appeso!
Lo liberò il Signor come d'incanto
sì da tornare ad Amatrice illeso!

La pastorella giù tra i boschi in fretta
raduna il gregge incontro alla collina
ignara del mister che già l'aspetta;
attratta dal fulgor la fronte china!
Tra lo stupor dei dodici estasiati
ascende Cristo al cielo, vera luce;
qui sulla terra come figli amati
per man sua Madre ancora ci conduce!
Per voi difesi dalle antiche mura
ora propongo una meta ardita:
"Amate il cielo azzurro e l'aria pura,
cercate di salir tutta la vita!"

 





Questo è un articolo pubblicato il 22-12-2016 alle 11:17 sul giornale del 23 dicembre 2016 - 3365 letture

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