Matteo Renzi a Pescara: la scuola prende a schiaffi il premier ‘sfascia famiglie’. Gli insegnanti raccontano: ‘Cacciati via dopo tanti anni, è un’ingiustizia’

5' di lettura 09/11/2016 - Il suo nome è Matteo Renzi, e di mestiere fa il presidente del Consiglio dei ministri. Molti, però, preferiscono pensare a lui come ad un puro e semplice ‘sfascia famiglie’, e a occhio e croce non hanno tutti i torti, viste le storie che andiamo a raccontare.

In attesa dello sbarco del premier in riva all’Adriatico, proprio a Pescara si intrecciano storie pubbliche e private, che chiamano in causa temi ben più sentiti della controversa riforma costituzionale. Lavoro, scuola e famiglia: sono questi gli argomenti ‘caldi’ su cui il segretario del PD rischia di scivolare rovinosamente.

Il primo appello è quello dei Nastrini Rossi, il gruppo di docenti reclutati dalle graduatorie ad esaurimento e assegnati tramite un imperscrutabile ‘algoritmo’ del Miur a cattedre spesso lontane centinaia di km da casa. Del sodalizio, composto da migliaia di ‘deportati’ dalla ‘Buona scuola’ di Matteo Renzi, fa parte anche una nutrita delegazione abruzzese, con ben 400 insegnanti costretti a spostarsi al nord, con tanti saluti a famiglie dove spesso sono presenti anche figli piccoli.

Lo scorso 5 novembre i Nastrini Rossi abruzzesi hanno incontrato i rappresentanti delle sigle sindacali SNALS, CGIL, GILDA E COBAS, mentre gli unici a non aver risposto all’invito sono CISL e UIL. “Si è trattato di un momento di confronto e condivisione proficuo e costruttivo – ha dichiarato la portavoce Francesca Carusi -, che ha aperto un dialogo sulle problematiche relative alla legge 107”. “Gli scenari surreali e impensabili fino a un anno fa – prosegue Carusi -, ma adesso previsti e contemplati dalla cosiddetta ‘Buona Scuola’ sono stati descritti e condivisi, e ora i Nastrini Rossi chiedono ai sindacati di non lasciarci soli in questa battaglia”.

L’obiettivo è uno solo: "Fare di questa ‘Buona Scuola’ una legge e una riforma meno scandalosa di quello che è, restituendo pace, giustizia e dignità all’intero corpo docente".

In vista dell’arrivo in città del premier, i Nastrini hanno anche preparato una ‘lettera aperta’ indirizzata a Matteo Renzi, e nell’occasione hanno richiesto alle autorità di dare vita ad un sit-in pacifico di fronte al Teatro Circus. Sarebbe stata l’occasione ideale, questa, per recapitare la lettera direttamente nelle mani dell’artefice della riforma, peccato che l’autorizzazione sia stata negata per non meglio precisati motivi di ‘ordine e sicurezza pubblica’.

Passando dalla dimensione pubblica a quella più strettamente privata, la testimonianza di una lettrice di Vivere Pescara, anch’essa insegnante ‘precaria’ e madre di due bimbi piccoli, porta di nuovo al centro dell’attenzione i temi della famiglia e del lavoro. C’è infatti un altro modo, forse meno visibile e perfino più impattante, per distruggere una famiglia, ovvero togliendole il lavoro dopo anni di sacrifici. Rivolgendosi direttamente al premier, l’insegnante – maestra precaria di 45 anni con tanto di laurea, abilitazione ed esperienza decennale – racconta un dolore che, purtroppo, non è solo il suo.

“Ho lavorato per anni nella scuola – spiega R.R. -, sacrificando la famiglia, gli interessi e tanto altro, accettando chiamate per supplenze giunte all’ultimo minuto, girando tutti i paesini della provincia per costruirmi un futuro e inseguire il mio sogno. Ora, però, è tutto finito”.

Da settembre infatti R. è rimasta a casa, nonostante l’abilitazione, il punteggio e l’assegnazione in II fascia. Il motivo? Grazie alla riforma di Renzi, che si proponeva di eliminare il precariato, ora nelle scuole vige il cosiddetto ‘organico di potenziamento’, ovvero docenti che in teoria, e solo in teoria, sono stati reclutati per gestire ‘progetti speciali’. Nella realtà, e possono confermarlo tutte le segreterie scolastiche d’Italia, si tratta di ‘tappabuchi’ che coprono le cattedre lasciate scoperte dagli insegnanti di ruolo, lasciando definitivamente a casa supplenti di lungo corso come la nostra amica. Eliminate le supplenze brevi, con relativo caos osservabile nelle aule di mezza Italia, quelle ‘lunghe’ sono ora riservate agli iscritti nelle Gae, ovvero le famigerate graduatorie ad esaurimento. Ma perché mai anche in questo caso R. è rimasta fuori? “Nonostante l’abilitazione – spiega – il Miur si rifiuta di riconoscere questo sacrosanto diritto ai diplomati magistrali ante 2001, scatenando una valanga di ricorsi. I tribunali però sullo stesso problema si sono espressi in maniera contrastante, dando ragione ad alcuni ed escludendo altri, col risultato che oggi molti insegnanti sono stati estromessi dalla graduatoria e altri, con gli stessi identici titoli, no”.

Una storia di diritti negati che lascia senza parole, e sarebbe davvero interessante sapere come reagirebbe il ‘premier riformatore’ di fronte a queste ingiustizie. E dire che di casi ce ne sono a bizzeffe: basta dare uno sguardo alla pagina Facebook dei ‘Diplomati magistrali abilitati’, che da sola raccoglie oltre 3000 iscritti. La storie sono tutte dello stesso tenore, e parlano di diritti negati e famiglie al collasso.

Il referendum, a quanto sembra decisivo per le sorti del presidente del Consiglio, è ormai alle porte. E mentre noi continuiamo a chiederci se e quanto questi appelli saranno raccolti nei palazzi del potere, Renzi stesso farebbe bene a domandarsi “come voteranno” le migliaia di famiglie sfasciate dalla sua disastrosa riforma della scuola.






Questo è un articolo pubblicato il 09-11-2016 alle 12:37 sul giornale del 10 novembre 2016 - 2629 letture

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