Filobus fantasma e alberi ‘violentati’ sulla Strada Parco, la denuncia: ‘Comune indifferente’

3' di lettura 17/10/2016 - Operai al lavoro stamattina sulla Strada Parco (foto), e il frastuono delle motoseghe non è sfuggito ai cittadini più attenti, che tornano ad interrogarsi sul futuro dell’ex tracciato ferroviario. A seguire, riportiamo la testimonianza di Ivano Angiolelli, portavoce del coordinamento ‘No filovia’.

Proseguono, a colpi di motosega, i lavori di capitozzatura degli alberi sulla Strada Parco. Ora, all'angolo di Via Gioberti. Una capitozzatura squilibrata dei rami che interferiscono con i fili elettrici, che procurerà nocumento alla salute e alla stabilità delle alberature a dimora. Sarebbe bastato richiedere e pretendere una potatura a regola d'arte, in luogo della dannosa capitozzatura malamente operata. Nella generale indifferenza del Comune di Pescara, benché allertato in tempo utile, e degli ambientalisti. Si tratta, in tutta evidenza, di alberi figli di un Dio minore. I lavori in corso d'opera sono propedeutici alla messa in tensione, in condizioni di sicurezza, dell'impianto di elettrificazione al servizio del filobus, nell'ambito della sopravvenuta esigenza di dover accertare lo stato di consistenza delle opere fin qui eseguite onde recuperare ai Comuni la disponibilità del sedime, liquidare l'appaltatore e pervenire alla risoluzione del contratto di fornitura stipulato il 21 maggio 2007. I comitati hanno chiesto ai tavoli tecnici, in conformità al Codice degli appalti pubblici, la risoluzione a debito del contratto per le gravi inadempienze progettuali e contrattuali accertate, la Regione Abruzzo temiamo che sia orientata alla risoluzione consensuale per i rischi patrimoniali conseguenti a un probabile contenzioso. Che comporterebbe l'intervento, questa volta obbligato, della Procura Regionale della Corte dei Conti. Un tipico esempio di appalto all'italiana maniera.

Approfitto per rappresentare alcune perplessità irrisolte a tutela degli interessi generali prevalenti. Come si potrà scegliere, dopo la messa in tensione dell'impianto, un veicolo "full electric" che possa fare a meno delle ridondanti architetture fisse verticali, in linea con gli esiti dei tavoli tecnici tenuti in Regione? Come potranno il Ministero e la Procura Regionale della Corte dei Conti consentire la rimozione delle antiche ferraglie lautamente remunerate, riproposte dopo decenni di disagi a detrimento del decoroso stato dei luoghi faticosamente conseguito?

Naturalmente, l'oltremodo tardivo accertamento dello stato di consistenza dei lavori riguarderà anche i limiti strutturali e dimensionali del tratto stradale dedicato (che avevano indotto alla scelta inevitabile di un improbabile sistema di trasporto a guida magnetica vincolata immateriale, inevitabilmente fallito), come pure l'irregolarità per lunghi tratti dei marciapiedi e delle banchine di fermata, tutte da sagomare, il mancato superamento delle barriere architettoniche, la sopravvenuta impraticabilità della pista ciclabile, l'inefficienza dell’impianto di illuminazione.

A fronte dell'impegno assunto dall'appaltatore a consegnare un sistema TPL pienamente fruibile entro l'anno 2012, ci troviamo - a fine 2016 - al cospetto di un'opera sprovvista dei requisiti tecnico-economici idonei a garantire la regolare entrata in esercizio dell'impianto in condizioni di sicurezza e continuità di funzionamento.

Ivano Angiolelli - portavoce comitati






Questo è un articolo pubblicato il 17-10-2016 alle 17:57 sul giornale del 18 ottobre 2016 - 922 letture

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