Doppi vitalizi e stipendi dei politici, figuraccia abruzzese. Insorge il M5S: ‘Vergognosa difesa dei privilegi’

2' di lettura 25/05/2016 - Nuova bufera in Abruzzo sull’annosa questione dei ‘doppi vitalizi’ dei consiglieri regionali: la proposta di legge del Movimento 5 Stelle, che prevede l’abolizione del privilegio, è stata rinviata dall’Assise in Commissione Bilancio.

Il provvedimento, già approvato dalla stessa Commissione, è slittato su richiesta di Camillo D’Alessandro, secondo cui la questione necessita di ulteriori approfondimenti e verifiche. E mentre lo stesso esponente del PD ha respinto con decisione le critiche (“Da tempo ho rinunciato al vitalizio, saremo noi a varare questa legge”), il M5S è partito all’attacco contro la maggioranza. “Per la Giunta – spara a zero il capogruppo Sara Marcozzi (foto) – è meglio votare dopo le elezioni amministrative la legge sull’abolizione del doppio vitalizio”.

“Prima – ricorda la Marcozzi, che in aula ha esposto un cartello con la scritta ‘Vergogna’ - per voce di Camillo D'Alessandro la maggioranza ha cincischiato per allungare i tempi per l’inserimento all’ordine del giorno della discussione, poi hanno nicchiato chiedendo una sospensione, che doveva essere di 15 minuti e invece è durata quasi un’ora, quindi hanno pensato di poter sostituire l’eliminazione del vitalizio con una decurtazione del 50%. Alla fine hanno dato il meglio, rimandando tutto in Commissione e a dopo le elezioni amministrative”.

“Hanno utilizzato la stessa tecnica per la nostra proposta di legge sul dimezzamento degli stipendi – prosegue -, e questa volta ritengono sia più comodo votare la legge che elimina l'ennesimo iniquo privilegio per la classe politica dopo le elezioni, per non rischiare di compromettere il consenso elettorale degli abruzzesi”.

“È più forte di loro - conclude la grillina - non ce la fanno ad abolire i privilegi o a ripristinare un po' di equità sociale. Noi pensiamo ai pensionati minimi, agli esodati della legge Fornero e a tutti i lavoratori abruzzesi che devono versare contributi per 40 anni o più prima di poter andare in pensione, spesso minima e al di sotto della soglia di povertà: certamente saranno indignati da questo comportamento da auto-conservazione della casta e di mantenimento del doppio o terzo vitalizio, a fronte di pochi anni di contributi versati".






Questo è un articolo pubblicato il 25-05-2016 alle 11:25 sul giornale del 26 maggio 2016 - 577 letture

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