Dopo lo sgombero la città si spacca: cosa ne sarà dei 165 senegalesi cacciati, oggi senza lavoro e prospettive?

20/05/2016 - Completato lo sgombero, mentre non accennano ad abbassarsi i toni della polemica nel mondo politico, l’attenzione si sposta su quello che appare come il vero nodo della questione: cosa faranno ora i 165 operatori del mercatino etnico?

Giusta o sbagliata che sia, la decisione del sindaco lascia aperta una questione fondamentale: spenti i riflettori, che ne sarà degli extracomunitari privati dell’unica – anche se precaria – fonte di sostentamento? Oltre agli aspetti economici, c’è da tenere conto delle importanti ricadute che questa decisione porterà sul tessuto sociale cittadino, senza contare possibili – anche se tutt’altro che scontati – problemi di ordine pubblico.

“Lo sgombero del mercato etnico – spiega l’ex assessore alle Politiche Sociali della Provincia, Guido Cerolini - ha aperto una preoccupante voragine sociale le cui conseguenze non saranno indolori. Ci preoccupano le condizioni di quei 165 ambulanti, di cui solo una ventina in possesso delle autorizzazioni per esercitare l’attività nei nostri mercati, e che di fatto da due giorni vagano in città senza meta”.

Secondo Cerolini, è possibile che questo piccolo esercito finisca per “ingrossare” le fila dei venditori abusivi, destinati a riversarsi soprattutto nel periodo estivo nella zona della riviera.

La comunità senegalese, stanziata da decenni a Pescara, all’alba di mercoledì ha assistito in silenzio allo smantellamento delle bancarelle, ma subito dopo centinaia di persone si sono riversate a Palazzo di Città, chiedendo rassicurazioni su un futuro che pare quanto mai incerto. Ad esprimere il disagio dell’intera comunità è Patrick Guobadia, presidente dell’associazione degli immigrati senegalesi: “Quando lo scorso agosto il sindaco aveva rinunciato ad intervenire, ci hanno spiegato che lo sgombero era stato rinviato perché prima bisognava trovare una valida alternativa. Ora – prosegue Patrick – dopo quasi un anno non c’è ancora nulla di concreto, ma noi abbiamo famiglie da sfamare. Aspettiamo con fiducia, ma occorre fare presto”.

Alessandrini, ricevendo alcuni rappresentanti in Comune, ha cercato di rassicurarli, ma la verità è che la situazione resta confusa. “Ci stiamo muovendo in nome dell’integrazione e dell’accoglienza – ha sottolineato il sindaco -, aprendo ai commercianti in regola la possibilità di operare da subito nei mercatini rionali. Abbiamo già messo a disposizione un apposito sportello per le informazioni e la regolarizzazione, proprio per assicurare la continuità lavorativa”.

Gli accessi allo sportello, come conferma lo stesso Comune, sono però pochissimi, e al momento le licenze concesse agli immigrati per allestire bancarelle nei mercati cittadini sono non più di una ventina. Spazio quindi al nuovo mercatino nel sottopasso della stazione, ma l’idea non convince tutti ed è duramente contestata dalle opposizioni, che annunciano battaglia in Consiglio comunale. Il rischio, secondo diversi esponenti dei partiti di centrodestra, è quello di creare un vero e proprio ‘ghetto’, che rilancerebbe la questione dell’ordine pubblico nell’area di risulta.

Non mancano però riflessioni significative anche nel mondo del commercio cittadino, aprendo la porta a quella che sarebbe una vera e propria ‘guerra tra poveri’: da una parte, gli operatori locali strozzati dalla crisi, e dall’altra gli ambulanti stranieri. “L’accesso al bando per il nuovo mercatino – avverte infatti Confcommercio - dovrebbe essere esteso a tutti gli operatori, senza identificare una categoria merceologica specifica (in tal caso il cosiddetto 'etnico'), garantendo così una migliore e più variegata offerta anche per i consumatori”. “Questo – proseguono gli esercenti pescaresi - al fine di tutelare sia i negozi tradizionali che i mercati ambulanti, che purtroppo sono spesso costretti a subire una concorrenza sleale da chi propone prodotti contraffatti senza essere in regola né dal punto di vista amministrativo né da quello fiscale”.

Ma Alessandrini tira dritto, e stavolta sembra deciso a chiudere la partita nel giro di poche settimane: “Il nuovo mercato etnico – annuncia - sarà pronto non appena definita la procedura amministrativa messa in cammino mesi fa. Tale percorso avrà tempi serrati: dopo il via libera dei Vigili del Fuoco per la sicurezza, chiederemo il placet definitivo alle Ferrovie per utilizzare il sottopasso”.