Mario Giordano a Pescara per ‘Profugopoli’: ‘Ecco chi si riempie le tasche con il business degli immigrati’

13/05/2016 - Sabato 14 maggio alle ore 18.30 il giornalista Mario Giordano sarà a Pescara per presentare il libro ‘Profugopoli’ (Mondadori). Nell’atteso intervento in programma al Museo delle Genti d’Abruzzo, presso l’Auditorium Petruzzi, il direttore del TG4 si soffermerà sulle sezioni del volume dedicate proprio all’Abruzzo e alla città di Pescara, ritenuta una delle situazioni più ‘a rischio’ del Paese per quanto riguarda il tema dell’immigrazione.

“Quello dei presunti profughi ospitati sul nostro territorio – sottolinea il consigliere regionale di Forza Italia Lorenzo Sospiri, tra i promotori dell’evento - è un vero business che nel 2015 ha fruttato oltre 13 milioni di euro solo in Abruzzo, e che nel 2016 consentirà a qualcuno di incassarne altri 30. Si tratta di cifre spaventose, nate dallo sfruttamento di un dramma”.

Da qui è partito l’invito a Mario Giordano, chiamato a relazionare su un tema caldissimo e costantemente al centro del dibattito politico.

“Quella di sabato – ha spiegato Sospiri – sarà l’occasione per fornire ai cittadini un quadro aggiornato sulla presenza a Pescara e in Abruzzo degli immigrati, territori dove stiamo vivendo una crisi sociale straordinaria che le istituzioni sono incapaci di affrontare, essendo in balia delle decisioni assunte dai tavoli romani”.

Oltre a Sospiri e Giordano, all’incontro prenderanno parte anche Mauro Febbo, Presidente della Commissione regionale Vigilanza, e Emilio Iampieri, Presidente della Commissione Immigrazione.


Dalla scheda di presentazione del libro:

Profugopoli è un fiume di denaro che significa potere, migliaia di posti di lavoro, tanti voti. E che fa gola a molti perché, come è noto, «gli immigrati rendono più della droga».

La società che organizza corsi per buttafuori e addetti alle pompe funebri ed è controllata dal noto paradiso fiscale dell'isola di Jersey. L'ex consulente campano che con gli immigrati incassa 24.000 euro al giorno e gira in Ferrari. La multinazionale francese dell'energia. E l'Arcipesca di Vibo Valentia. Ecco alcuni dei soggetti che si muovono dietro il Grande Business dei Profughi: milioni e milioni di euro (denaro dei contribuenti) gestiti dallo Stato in situazione d'emergenza. E proprio per questo sfuggiti a ogni tipo di controllo. Dunque finiti in ogni tipo di tasca, più o meno raccomandabile. Si parla spesso di accoglienza e solidarietà, ma è sufficiente sollevare il velo dell'emergenza immigrazione per scoprire che dietro il paravento del buonismo si nascondono soprattutto gli affari. Non sempre leciti, per altro. Fra quelli che accolgono gli stranieri, infatti, ci sono avventurieri improvvisati, faccendieri dell'ultima ora, speculatori di ogni tipo. E poi vere e proprie industrie, che sulla disperazione altrui hanno costruito degli imperi economici: basti pensare che, mentre il 95 per cento delle aziende italiane fattura meno di 2 milioni di euro l'anno, ci sono cooperative che arrivano anche a 100 milioni e altre che in dodici mesi hanno aumentato il fatturato del 178 per cento. Profugopoli è un fiume di denaro che significa potere, migliaia di posti di lavoro, tanti voti. E che fa gola a molti perché, come è noto, «gli immigrati rendono più della droga». Però l'impressione è che Mafia Capitale, che tanto ci ha indignato, sia solo l'inizio: c'è un pentolone da scoperchiare che non riguarda solo Roma, ma tutta Italia. Lo ha detto anche il capo dell'Anticorruzione Raffaele Cantone: «Temo abusi di un sistema diffuso». Diffuso sì, ma quanto? Leggendo queste pagine ne avrete un'idea. Profugopoli, infatti, vi anticipa gli scandali che stanno per scoppiare, e vi svela ciò che nessuno ha ancora svelato: le coop sospette che continuano inspiegabilmente a vincere appalti, i personaggi oscuri, gli affidamenti dubbi, i comportamenti incomprensibili di alcune Prefetture. Come si giustifica, per esempio, che nel Nordest si aggiudichi bandi di gara a ripetizione una coop modenese, guidata da uno studente ventiduenne, già segnalata per «gravi inadempienze, poca trasparenza e false comunicazioni»? Tutti gli scandali sono insopportabili. Ma quelli che si fanno scudo della generosità sono i peggiori. E vanno denunciati, in primo luogo per rispetto ai tantissimi volontari perbene: questo libro è dedicato proprio a loro, che ogni giorno tendono la mano al prossimo senza ritirarla piena di quattrini. E che, perciò, non possono essere infangati da chi ha trasformato l'accoglienza in una grande mangiatoia. Perché se i volontari aiutano gli altri è per cercare di guadagnarsi il paradiso. Quello vero, non quello fiscale.






Questo è un articolo pubblicato il 13-05-2016 alle 10:55 sul giornale del 14 maggio 2016 - 1730 letture

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