Il Primo Maggio dei disoccupati pescaresi: dai precari di Attiva al senzatetto che prova a riscattarsi, tante storie da raccontare

02/05/2016 - Sono tante, tantissime le storie dei disoccupati pescaresi che vivono la giornata del Primo Maggio con un misto di delusione, rabbia e sconforto, ma anche - in qualche caso - con un pizzico di speranza e tanta voglia di riscattarsi.

In prima fila ci sono loro, gli ex lavoratori interinali di Attiva, da mesi protagonisti di una clamorosa protesta per tutelare i propri diritti. A dare voce a decine di padri di famiglia messi alla porta dopo anni di servizio, c’è la ‘tendopoli’ allestita a due passi da Palazzo di Città, con tanto di striscioni e appelli lanciati sotto le finestre dei politici per rivendicare quel posto che, in un Paese normale, spetterebbe loro di diritto.

Ma non ci sono solo gli ‘Interinali senza gloria’ a rappresentare la vasta pletora di disoccupati pescaresi, costretti loro malgrado a ‘sopportare’ una festa che non gli appartiene. Tra licenziamenti, delocalizzazioni, crisi interminabili ed emergenze continue, alla faccia di Renzi e del Jobs Act i numeri parlano chiaro: secondo l’Istituto nazionale di statistica, infatti, solo nel terzo trimestre del 2015 in Abruzzo sono stati registrati ben 4mila occupati in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma non è tutto: nello stesso intervallo di tempo è cresciuto anche il numero complessivo di disoccupati e inattivi, ovvero di persone ormai ‘sfiduciate’, tracciando un quadro desolante della situazione abruzzese. Per quanto riguarda nello specifico la provincia di Pescara, uno studio pubblicato di recente da La Stampa, sempre su dati Istat, anche in questo caso lascia ben poco spazio all’immaginazione: nel periodo tra il 2012 e il 2015, sia per le donne che per gli uomini, e praticamente per tutte le fasce d’età, il tasso di occupazione è progressivamente crollato, facendo segnare una caduta particolarmente significativa proprio nell’ultimo biennio, ovvero quello della ‘ripresa’ targata Matteo Renzi.

Il risultato è uno solo: nella giornata del Primo Maggio si intrecciano le storie di tante persone, giovani che si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro ma anche 50enni disperati, presi a calci dalla vita e costretti ad arrangiarsi senza nessun aiuto. “Io non festeggio – spiega Silvio Buttiglione, ex imprenditore già protagonista delle cronache locali con clamorose manifestazioni di protesta -, il 1° Maggio le vedove e i figli dei 4500, tra imprenditori, commercianti e artigiani morti suicidi, non potranno partecipare alla festa per lutto”.

Colpisce anche la storia di Fabrizio, senzatetto di 60 anni che fino a qualche anno amava trascorrere le giornate di festa con i figli, la moglie e gli amici, nel giardino del bel ristorante che gestiva in una località del nord Italia. La crisi però ha spazzato via tutto, portando con sé anche gli affetti e la casa, e lasciandolo da solo in un mondo in cui non sembra esserci spazio per gli ‘over 30’. Ma lui non si arrende, anzi. “Dopo un lungo periodo di depressione – racconta – ho deciso di riprovarci, tentando di riprendere in mano le redini della mia vita”. Chiuse le porte del mondo del lavoro, Fabrizio ha trovato la forza di rivolgersi ad una associazione che si occupa dei senza fissa dimora, e proprio grazie a loro ha ottenuto un piccolo impiego in una cooperativa sociale. “Ora spero di trovare anche una casa, un posto in cui stare la notte – prosegue -, ma il mio vero obiettivo è un altro: recuperare la dignità perduta, per potermi presentare di nuovo al cospetto dei miei figli e riabbracciarli, almeno una volta”.






Questo è un articolo pubblicato il 02-05-2016 alle 11:33 sul giornale del 03 maggio 2016 - 619 letture

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