Doping e ciclismo, rivelazioni-shock di Danilo Di Luca: ‘Impossibile vincere senza doparsi’

2' di lettura 26/04/2016 - E’ destinata a fare scalpore nel mondo dello sport e non solo la biografia di Danilo Di Luca (foto), ex ciclista professionista originario di Spoltore e vincitore nel 2007 del Giro d’Italia.

Nel libro Bestie da Vittoria (ed. Piemme) in uscita in questi giorni in tutte le librerie italiane, l’ex campione racconta la sua esperienza nel mondo delle due ruote, soffermandosi sul doping e sulle ‘debolezze’ di un universo molto distante da quanto appare sui mass media.

“Se non mi fossi dopato – si legge in uno dei passaggi più significativi - non avrei mai vinto. Non mi pento di niente. Ho mentito, ho tradito, ho fatto quello che dovevo fare per arrivare primo. Nel ciclismo tutti sanno la verità, ma la verità è inaccettabile”.

Il ‘Killer’, come era soprannominato ai tempi del trionfo al Giro d’Italia, rivela di aver assunto per anni sostanze dopanti, in quanto per lui come per tanti altri professionisti l’unico obiettivo era “vincere”, senza preoccuparsi troppo dei controlli o delle ripercussioni sulla salute. “L’ambiente non ti obbliga a doparti – spiega ancora Di Luca -, ti sollecita, il campione crea un indotto che dà da mangiare a un sacco di famiglie. La verità è che tutti si dopano e che tutti lo rifarebbero, la verità per la società civile è inaccettabile”.

Squalificato due volte per doping e radiato dalla federazione nel 2013, l'ex maglia rosa, che oggi si occupa di produzione di biciclette, spiega come le conseguenze di tutto questo sono visibili non solo in ambito sportivo, allargandosi alla dimensione personale e familiare. “L’assunzione di sostanze illegali porta la menzogna – si legge nel libro - mentiamo alla famiglia, alle mogli, ai giornalisti, ai massaggiatori, ai meccanici, perfino ai nostri colleghi. Ogni ciclista sa che tutti si dopano eppure nessuno parla”.

Dalla nota di presentazione del testo:

Questa è l’altra faccia del ciclismo, il racconto di quel mondo parallelo fatto di ipocrisia, interessi e giochi di potere che sta dietro ai colori, ai tifosi lungo le strade, ai carrozzoni festanti delle grandi gare. Un sistema cannibale di cui tutti sono a conoscenza, ma di cui nessuno parla, perché tutti hanno troppo da difendere. Un libro denuncia che chi fa parte del sistema non potrebbe scrivere. Solo uno che non ha più nulla da perdere, come Di Luca, radiato a vita per doping, poteva farlo.






Questo è un articolo pubblicato il 26-04-2016 alle 12:46 sul giornale del 27 aprile 2016 - 976 letture

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