Mare inquinato? Il petrolio non c’entra: 500 lavoratori protestano in piazza Salotto

1' di lettura 06/03/2016 - Se è vero che negli ultimi mesi non è mai scesa l’attenzione dei media sulla questione ambientale e sulla lunghissima querelle intorno alle cosiddette ‘trivelle’, sull’altro fronte c’è un ampio gruppo di lavoratori finora rimasti nell’ombra che vedono messo seriamente a rischio il proprio futuro.

Per difendere le ragioni degli oltre 3mila dipendenti abruzzesi del settore energetico e petrolifero, domenica 6 marzo il centro di Pescara è stato letteralmente invaso da 500 manifestanti. I partecipanti al sit-in hanno chiesto al governo e alla Regione di aprire lo stato di crisi su una questione che rischia di avere ricadute pesantissime sull’economia abruzzese.

A puntare i riflettori su una situazione drammatica ci sono i dati snocciolati dalle sigle sindacali, che parlano di ben 200 posti a rischio nella sola regione Abruzzo, su un totale di 3mila addetti. La crisi, scatenata dal crollo del prezzo del petrolio, rischia di avere conseguenze ancora più drammatiche sull’indotto, spingendo così i manifestanti ad occupare pacificamente il centro cittadino.

“L’inquinamento delle acque – spiegano gli organizzatori – non dipende dall’estrazione di gas e petrolio, basta consultare i dati forniti dagli enti preposti ai controlli per rendersene conto. La verità è che spesso si mette all’indice un intero settore, senza preoccuparsi troppo del fatto che la crisi potrebbe affossare centinaia di famiglie abruzzesi”.

Raccogliendo l’invito dei manifestanti, il vicepresidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli ha convocato i rappresentanti della categoria per aprire un tavolo di discussione. L’obiettivo dell’incontro, fissato al prossimo 9 marzo, è quello di trovare soluzioni urgenti ed efficaci per una situazione potenzialmente ‘esplosiva’.


di Marco Verri
redazione@viverepescara.it





Questo è un articolo pubblicato il 06-03-2016 alle 15:53 sul giornale del 07 marzo 2016 - 873 letture

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