La scrittrice Giulia Madonna si racconta a Vivere Pescara: ‘Mass media malati di voyeurismo’

17' di lettura 11/11/2015 - Un segreto tenuto nascosto per lunghi anni, una scoperta sconvolgente, un uomo di successo e una donna in carriera, un artista squattrinato ma geniale, autore di un quadro misterioso. Immersa nelle atmosfere di una Trieste nebulosa e di una Venezia dal fascino liquido, si agita l’intrigante storia di Eugenio e Francesca, amanti sanguigni, dolci quanto irascibili.

“Amata tela” è un romanzo in cui le vicende dei protagonisti si tingono di passioni travolgenti, in un vortice senza fine che si abbatterà inesorabilmente sulle loro vite. Amore, sesso e arte si mescolano nei luoghi del sogno e del sentimento. “Amata tela” costruisce un’epica di esperienze umane, tra gioie e paure, attraverso un disegno sapientemente tracciato dalla penna di Giulia Madonna (foto).

Nata a Pescara il 31 luglio del 1963, dopo la maturità scientifica Giulia Madonna si è laureata in Architettura presso l’Università “Gabriele D’Annunzio”. Ha collaborato con studi tecnici della sua città ed è stata docente di corsi di formazione professionale per “Arredatore d’Interni”. Nel 2011 ha pubblicato il romanzo “La stanza vuota” con cui ha vinto il premio della giuria al “Cinque terre – Golfo dei poeti”. In seguito ha preso parte a diversi concorsi, riscuotendo un buon successo e aggiudicandosi un importante riconoscimento per la stesura di un capitolo per un romanzo collettivo, organizzato da 24letture, la pagina letteraria del Sole 24 Ore su Twitter. Con 'Amata Tela' la scrittrice ha vinto il Premio Kafka Italia 2015.

Noi di Vivere Pescara l'abbiamo intervistata.

Francesca, la protagonista di questo tuo romanzo, è una donna forte e caparbia, ma al tempo stesso è anche dolce e sensibile: quanto ti assomiglia, se ti assomiglia?

Francesca è una giovane studentessa di 25 anni che vive a Trieste e ogni giorno prende il treno per recarsi alla Facoltà di Architettura di Venezia. Sta vivendo un periodo di confusione perché tutti i suoi amori sono naufragati e si sta interrogando sui motivi. Di autobiografico c’è sicuramente il suo rapporto di odio e amore con la Facoltà di Architettura, perché anch’io l’ho frequentata e, come lei, sono rimasta imbrigliata dal suo fascino. Poi ci sarà sicuramente tanto altro di me in lei, come in tutti i miei personaggi. Io quando scrivo mi sento regista ma anche attore, vivo accanto ai miei personaggi, senza giudicarli mai. Mi sento piuttosto una sorta di mezzo attraverso il quale quelle storie possono venire alla luce.

Eugenio, un uomo che alterna la presenza all'assenza, è decisamente incostante: è questo a tuo avviso il suo fascino?
Eugenio è un artista in ascesa, squattrinato ma geniale, che vede per la prima volta Francesca alla stazione, mentre prende al volo il suo treno. Ne resta estasiato, non solo dalla sua bellezza, ma soprattutto dal suo sguardo languido, perché intuisce che c’è tanto di più dietro il suo bell’ aspetto.

Sullo sfondo della storia, sta un nordest appassionato e freddo, esattamente come avviene dentro l'anima di ognuno, compresa quella dei due protagonisti: perché hai fatto questa scelta geografica?
Ho scelto la città di Trieste perché mi è sempre piaciuta molto da un punto di vista architettonico, ma soprattutto perché è una città mitteleuropea, confluenza di più razze, di più culture, di tante storie. Ma la mia scelta è stata dettata dall’esigenza di parlare di una città di cui in Italia non si sente mai parlare. Questo mio sentore, ha avuto conferma quando mi sono recata a Trieste, per ricevere il Premio Speciale della Giuria “Franz Kafka Italia” 2015. Ho potuto appurare di persona che è realmente una città magica, così come ho scoperto un forte risentimento da parte dei suoi abitanti sulla totale dimenticanza da parte dell’Italia, dopo che in passato ha sofferto e lottato tanto per riconquistarla dalla Austria. A Venezia sono arrivata in seguito, in primo luogo per un fattore tecnico, in quanto è sede di una storica Facoltà di Architettura. E poi è una città dal grande fascino, con i suoi scorci meravigliosi, città romantica per eccellenza.

Nel romanzo vengono affrontate molte tematiche, per esempio il concetto di bellezza che ostacola, come fosse un'arma a doppio taglio: cosa che fa soffrire non poco la protagonista femminile Francesca....
Francesca ha la caratteristica di essere molto bella ma la sua avvenenza la ostacolerà sia nella ricerca dell’amore, perché tutti i suoi corteggiatori la adorano esclusivamente per la sua fisicità, senza tener conto del suo cuore né della sua anima, sia nel lavoro, infatti scoppierà uno scandalo che la vedrà protagonista assieme a Carlo. Ho voluto inserire con forza questa tematica anche se è un po’ controcorrente, in un'epoca come la nostra in cui tutto si fa per apparire e rimanere giovani e belli il più a lungo possibile, in quest’epoca del bisturi e delle operazioni di chirurgia estetica a qualunque età. Secondo me, invece, la bellezza può diventare un’arma a doppio taglio per chi ce l’ha, perché oltre a focalizzare tutti i pensieri e divenire l’unico fine della vita, può diventare una sorta di prigionia, perché il tempo passa per tutti e nessuno lo può fermare.

Un'altra tematica forte presente nel romanzo è la paura di amare, che segna in maniera indelebile la storia tra Francesca ed Eugenio.
Eugenio ha paura d’amare. Lui nato per sbaglio, in una “non famiglia” subito naufragata, messo in collegio, poi arruolato nella Finanza, trascorre la prima parte della sua esistenza a rincorrere un amore e un calore famigliare inesistente, riesce a superare tutto con l’arte, trova un equilibrio nella sua libertà. Francesca rompe quel suo equilibrio, così lui ha paura d’amare, perché non vuole più soffrire e sentirsi dipendente da lei. Eugenio cercherà di resistere al richiamo dell’amore, provando a scomparire, provando a tradirla, sia per punire la sua assenza, sia per dimostrare a se stesso che, in fondo, lei non è indispensabile.

Un altro tema fondamentale è la solitudine dell'artista, che finirà per allontanare i protagonisti.
Se in un primo momento l’arte avvicina i due amanti, poi, alla lunga li allontanerà. Questo perché qualsiasi professione artistica richiede il tributo di parte della propria vita, a volte anche dell’intera vita, tempo necessario alla creazione, che ha bisogno di esclusività, abnegazione, totalità. Visto dall’esterno appare come una rinuncia, in realtà l’artista non la vive in maniera negativa ma, anzi, è l’unico modo in cui sa vivere la propria artisticità. I due protagonisti del romanzo vivono la loro carriera artistica in completa solitudine. Molto più spinta e accarezzata è la solitudine di Eugenio, unica strada che riesce a percorrere per sopravvivere alla mancanza di lei. Stessa solitudine caratterizza la vita di Francesca, anche se lei appare più un'archistar, accerchiata da fotografi, giornalisti, prima per lo scandalo che la vede protagonista e, poi, per la fama raggiunta, ma anche lei è sola, presa mani e piedi dal suo lavorare incessante, proprio per non stare a pensare alla sua solitudine. Ci sono esempi eclatanti presi dalla storia, come quello di Michelangelo Buonarroti, che viveva distaccato dal mondo, appariva burbero, asociale e quando aveva da realizzare un’opera non riusciva a distaccarsi da essa fino alla fine della creazione, addirittura addormentandosi a terra, accanto alla sua scultura. Questo è il caso di solitudine artistica cercata, rincorsa, coccolata. Poi ci sono esempi in cui la solitudine pesa a tal punto da portare l’artista a rinunciare alla propria carriera, perché troppo enorme da sostenere, come nel caso di Philip Roth, che ha deciso di smettere di scrivere, perché non ne può più. In questo secondo esempio, sicuramente, parte della causa è dovuta al successo, che ti fagocita e ti chiede sempre di più, fino al punto di trasformare la passione artistica in un vero e proprio lavoro, che non risponde più all’impeto della passione, all’attimo della creazione, ma è comandato solo dal dio denaro. Quindi, la libertà che contraddistingue la professione artistica e che la stimola e la rigenera, con l’arrivo del successo, viene quasi a scemare.

Il romanzo parte dal 1988 e descrive quegli anni, dall'ottanta al novanta, con continui riferimenti temporali, correlati ad eventi, film e momenti di quell'epoca: un romanzo che potremmo definire nostalgico....
Io stessa ho vissuto quegli anni, anch’io nel 1988 avevo 25 anni come Francesca. C’è sicuramente una certa nostalgia, oggi che di anni ne ho 52, ma non tanto perché sono lontani e non torneranno più, ma piuttosto perché mi sono passati davanti così in fretta, ed essendo allora giovane, non so se sono riuscita ad assaporarne tutto, come saprei fare oggi con la maturità. Oggi, però, è un periodo altrettanto bello per me, una sorta di seconda primavera poiché, dopo aver assolto il mio ruolo e compito di moglie e madre, domandomi senza remore, posso riprendermi il mio tempo, ma soprattutto da quando c’è la scrittura nella mia vita, perché ho capito che questo è il compito, il mio ruolo nel mondo, la ragione per cui sono qui: per raccontare storie, che altrimenti resterebbero sconosciute.

Un elemento sempre presente tra i personaggi è il rispetto, la generosità che contraddistingue il rapporto tra Francesca e il suo mentore, Carlo dell’Olmo.
Ogni personaggio si mostra rispettoso delle scelte dell’altro: Eugenio, sebbene sofferente, rispetterà la scelta di Francesca di averlo lasciato e continuerà ad amarla da lontano negli anni; Carlo rispetterà le scelte di vita prese da Francesca e, sebbene non le condividerà, la lascerà fare senza intromettersi, interverrà solo aiutandola; Eros rispetterà il silenzio della madre sulla vera identità di suo padre, senza assediarla o asfissiarla nel voler sapere la verità a tutti i costi. E’ una tematica che ho voluto inserire come una sorta di auspicio, perché oggi il rispetto non c’è più, io sento solo tanto chiasso e urla, ma il rispetto l’uno per l’altro è sparito completamente. La generosità è la caratteristica che contraddistingue il personaggio di Carlo Del’Olmo, docente di Francesca, architetto di fama mondiale, che, quando scopre il talento della ragazza, la invita a collaborare nel suo studio, e così per lei si aprono le porte dell’Architettura che conta. Tutto ciò che Carlo regalerà a Francesca, in termini di generosità, gli verrà restituito perché poi lei diventerà il suo delfino, colei che porterà avanti il suo discorso architettonico, affinché non venga dimenticato. Perché tutto ciò che dai, poi ti viene sempre restituito al doppio. La generosità è molto rara tra coloro che hanno raggiunto il successo, perché si viene fagocitati, si entra in un meccanismo perverso, del cane che si morde la coda, o anche perché si sta troppo bene e non si ha voglia di girarsi indietro e ricordare le difficoltà, la fatica, il dolore, o anche per vendicarsi delle umiliazioni subite, o forse, per paura di essere superati dall’allievo, dal nuovo. Mi piacerebbe aprire una piccola polemica o forse una sottolineatura. Oggi assistiamo ad una sorta di oblio dell’editoria, soprattutto della grande editoria, che non ha più il coraggio di scommettere sui giovani ma cerca sempre di puntare sul sicuro, su nomi celebri, che vendono, ma anche lo stesso pubblico ha paura del nuovo e punta sempre verso nomi famosi o case editrici famose.

Un altro argomento affrontato nel romanzo è la strada per ottenere il successo, percorsa in maniera nettamente diversa dai due protagonisti.
I due protagonisti raggiungono entrambi il successo ma in due maniere diverse, con due diverse strade. Eugenio lo raggiunge mettendo al centro della sua vita solitaria esclusivamente la sua arte e vivendo in completa dedizione per essa, con la molla della rabbia che si porta dentro, rabbia che vive contro il mondo intero, da cui si difende, vivendo in estrema solitudine, ma è anche l’unica maniera che trova per sopravvivere all’assenza di lei nella sua vita. Francesca raggiunge il successo grazie all’aiuto di Carlo, suo maestro, suo mentore, che nonostante il successo planetario, non ha dimenticato da dove viene, non ha dimenticato i suoi difficili inizi, non è stato fagocitato completamente dal successo, perché è riuscito a mantenere la sua originale umanità. Naturalmente, dal suo dare, Carlo, riceve, a sua volta, da Francesca la possibilità di creare in lei il suo proseguimento artistico, poiché lei diventerà il suo delfino, colei che proseguirà il suo dialogo di arte, inserendovi dentro novità e luce nuova. Possiamo fare esempi eclatanti presi dalla storia come l’aiuto ricevuto da Michelangelo dalla famiglia Medici, senza il quale, molto probabilmente, non avremmo avuto un simile genio, o l’altro caso in cui Dacia Maraini fu aiutata agli inizi della sua carriera dal grande e celebre Alberto Moravia, che scrisse l’introduzione del suo primo romanzo, tendendole una mano per realizzare il suo sogno di pubblicare.

Protagonisti del romanzo sono anche i mass media, rappresentati in modo decisamente negativo: come mai?
Nel mio romanzo accuso i mass media di essere gli organizzatori della macchina del fango, che si abbatte su Francesca e Carlo, senza sconti, senza remore, e poi, quando lo scandalo si sgonfia, non fa nulla per riabilitare l’onestà dei due poveri protagonisti. Nel nostro Paese per quanto riguarda la cronaca nera per esempio dei casi di Cogne, poi Avetrana, Ragusa e Yara, o di Elena Ceste, ci sono trasmissioni televisive che fanno scempio del dolore, di famiglie, padri, madri, andando anche a mettersi di traverso durante il corso delle indagini, difficili, quasi impossibili. Assistiamo alla rincorsa esclusiva di un audience di un pubblico, sempre più afflitto da voyeurismo, che si compiace delle disgrazie altrui. Oramai siamo completamente lontani dall’etica professionale che contraddistingueva giornalisti del calibro di Indro Montanelli e di tutti coloro che hanno fatto la storia del giornalismo italiano. I mass media nel mio romanzo sono causa di sofferenza per Francesca e Carlo e il motivo principe della rottura tra Francesca e Eugenio, che cade mani e piedi nello scandalo, credendoci appieno, o, forse, perché è l’unica maniera che ha per uscire dalla fine del suo amore, appunto, accusando lei di essere cambiata e non essere più quella che ha amato. I mass media vengono anche sfruttati da uno dei protagonisti per venire alla ribalta e prendere la scena e inscenare un effetto di disturbo. Quando si vuole venire alla ribalta bisogna sporcarsi le mani e giocare sporco, così i mass media sono il mezzo, il tramite giusto per realizzare il proprio progetto.

Infine ci sono due questioni importanti, sicuramente da non sottovalutare: parliamo della ricerca del padre e della scoperta della paternità.
Carlo, un autentico modello di saggezza, avulso dal tempo, eppur immerso in esso, è un padre conquistato, una figura importante nel libro e nella vita stessa della protagonista Francesca.... Eros, il frutto di un amore tormentato, il fisiologico suo coronamento, tenuto nascosto quasi per protezione: sarebbe questa una scelta sicuramente dura, per qualsiasi donna... La ricerca del padre è un’altra tematica presente nel romanzo, anche se inconsapevole. Eros, figlio di Francesca, non sa chi sia suo padre, perché la madre ha sempre negato ogni tipo di spiegazione, terrorizzata dallo scandalo che l’ha vista protagonista con Carlo, considerato il padre del figlio dello scandalo. Eros non cerca volontariamente suo padre, ma alla fine lo trova, un po’ per caso e grazie alla passione per l’arte, ma soprattutto alla tela dipinta da Eugenio, che avrà un effetto magico sulla storia e i protagonisti. Quella di Eros non è una vera ricerca del padre, ma piuttosto una rincorsa della propria identità, attraverso il suo percorso artistico, che troverà in Eugenio un fautore, un amico, un consigliere. Nascerà tra i due un’intesa di grande complicità, che trasformerà totalmente la visione del mondo di Eugenio e il suo rapporto con gli altri, con l’esterno, a cui si è sempre negato. Eugenio scoprirà per caso e all’improvviso di essere padre e ciò gli sconvolgerà tutta la visione del mondo e della vita. Lo aprirà alla felicità, alla socializzazione, lo riporterà prepotentemente all’amore, quel suo amore coccolato disperatamente nella sua solitudine. La paternità migliorerà completamente Eugenio e lo farà tornare a sperare nel suo amore per Francesca, fino al desiderio di concretizzare un loro ritorno insieme.

Grandi consensi di pubblico e di critica, per questo romanzo intenso, appassionato e appassionante...
Da quando è stato pubblicato ad agosto 2014 non ho mai smesso di pubblicizzarlo quotidianamente su tutti i social e ciò mi ha ripagata con tante recensioni, interviste su radio, blog e giornali e tanti lettori che lo hanno apprezzato. Infine, due premi prestigiosi: il quarto posto al Premio “Nicola Zingarelli” 2014 e il Premio Speciale della Giuria “Franz Kafka Italia” 2015. Tutto ciò ha fatto decidere il mio editore di farne una seconda edizione, distribuita in tutte le librerie d’Italia, cambiata solo nella sua copertina e nel suo formato più piccolo, da borsetta.

Progetti per il futuro...
Ne ho tantissimi. Ho iniziato a portare il mio romanzo a spasso per l’Italia iniziando il 12 settembre da Firenze, poi andrò a Bologna a novembre, a Roma a dicembre e via via su e giù per il nostro Stivale, perché è bello il contatto con il pubblico. E’ in via di stesura il mio terzo romanzo la cui protagonista è ancora una donna di mezza età, che si potrebbe dire arrivata e felice, almeno da fuori, poiché è un’autrice di bestseller sull’arte, una sorta di Sgarbi al femminile, con un marito che la ama, due figli. In realtà all’improvviso lei ha una crisi profonda, comincia a ripensare al suo passato, a tutti ciò che ha lasciato di irrisolto, nella vita e nell’amore, tanto da cadere in una depressione profonda. Solo grazie al suo diario segreto, a cui confessa tutti suoi tormenti, riesce a venirne a capo. Il romanzo ha una struttura particolare perché è formato da due romanzi differenti: una parte, scritta in terza persona, in cui si narra la storia, un’altra parte scritta in prima persona, il diario segreto. Le due parti dialogano tra loro e corrono parallele fino a toccarsi. Poi ci sarebbe il sogno un po’ ardito di narrare la storia della famiglia di mia madre, che vanta origini nobili, grazie ai suoi racconti, che rappresentano la mia memoria storica. Sarebbe un lungo lavoro di raccolta del materiale, perché la storia affonda le sue origini sin dall’anno 1000 fino ai nostri giorni, con una marea di personaggi, che non avrebbero bisogno di essere romanzati, in quanto sono già avventurosi e particolari loro stessi. Ne verrebbe un romanzo storico e corale. Spero di riuscirci, soprattutto per farne regalo a mia madre.

Lascia un messaggio a chi ci sta leggendo: chi non lo ha ancora letto, perché, secondo te, dovrebbe leggere il tuo libro, Amata tela?
Ci tengo a sottolineare che non è un romanzo rosa. Certo, si parla di una storia d’amore, ma solo nei primi capitoli. Poi si narrano le vicende dei personaggi e tutto il loro percorso artistico, fino al raggiungimento del successo, affrontando, come abbiamo sottolineato prima, una gran quantità di tematiche profonde e attuali. Si tratta di un romanzo adatto a chi vuole emozionarsi, per chi ha voglia di incontrare personaggi veri, intensi, che vivono con coraggio la loro vita, facendo scelte anche difficili, ma sempre nel rispetto di se stessi e dei propri sogni.






Questo è un articolo pubblicato il 11-11-2015 alle 18:33 sul giornale del 12 novembre 2015 - 1620 letture

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