Criminalità, terrorismo o trivelle? Macché: i pescaresi temono la povertà

Povertà, pattumiera, anziana 3' di lettura 04/10/2015 - Criminalità, inquinamento ambientale, terrorismo, alluvioni: sono questi gli incubi più ricorrenti degli italiani. Tuttavia, almeno stando ad una recente ricerca dell’Università D’Annunzio, a Pescara c’è qualcosa che fa molta più paura, ovvero la povertà. (foto d'archivio)

L’indagine, denominata ‘Le paure dei pescaresi’ e curata dal Dipartimento degli Studi giuridici e sociali della D’Annunzio, ha infatti evidenziato come oltre la metà dei 700 cittadini coinvolti tema soprattutto il disagio economico (51,4%). A grande distanza troviamo la criminalità (23,4%), l’inquinamento ambientale (14,5%) e l’immigrazione (8,5%), mentre appena l’1,8% perde il sonno per possibili azioni del terrorismo internazionale.

L’interessante lavoro, supervisionato dal professor Antonello Canzano, è stato presentato sabato 3 ottobre all’Aurum nel corso del convegno ‘Oltre la paura – Statistiche, riflessioni e testimonianze su un sentimento dominante del nostro tempo’. L'incontro ha avuto tra i relatori dei testimoni d’eccezione quali Adolfo Ceretti, ordinario di Criminologia dell'Università Bicocca, il Questore di Milano Luigi Savina e Francesco Ciccio La Licata, giornalista e scrittore, fra i massimi esperti di Cosa Nostra e autore di una straordinaria biografia del giudice Giovanni Falcone.

“La paura ridisegna gli spazi pubblici, gli uffici locali, ridefinisce la vita sociale, influisce sugli stili educativi – ha spiegato Ceretti -, non è una sommatoria dei fatti individuali, perché gli omicidi sono in decrescita, ma è probabilmente la tensione verso una rinnovata centralità di questo sentimento come passione collettiva, una sensazione diffusa che si costruisce intorno a una certa cognizione della società, che la propaga”.

A fornire una panoramica completa dell’indagine è stato il professor Canzano: “L'indagine è stata svolta a settembre su 700 pescaresi, scelti in diversi quartieri a seconda della densità abitativa, per il 48 per cento donne e il 52 per cento uomini. Nella griglia abbiamo evidenziato le cinque paure prevalenti: la maggiore è il disagio economico, il 51,4 per cento (fra cui la perdita del posto di lavoro, il timore che il reddito non basti, il costo della vita); segue la paura generata dalla criminalità, il 23,4 per cento (non si teme la mafia, ma la microcriminalità, ovvero scippo, borseggi, furti, agressioni e rapine); al terzo posto l'inquinamento ambientale, pari al 14,5 per cento (un fenomeno tipico della città di Pescara, in riferimento ad aria, acqua e sicurezza dei cibi); segue l'immigrazione, con l'8,5 per cento (non si tratta di razzismo, ma del timore che i nuovi arrivati ingrossino le fila della criminalità, non ritenendo capaci le strutture pubbliche e private di accoglierli); il terrorismo internazionale riguarda solo una minima parte degli intervistati, l'1,8 per cento, mentre chiude la classifica la paura delle catastrofi naturali con uno striminzito 0,4 per cento. Una curiosità: gli uomini hanno più paura del disagio economico, mentre le donne temono la microcriminalità”.