Cementificio verso la chiusura, strage di posti di lavoro

2' di lettura 08/04/2015 - Stando a quanto riferito dai sindacati di categoria, lo storico cementificio di Pescara sarebbe ormai prossimo alla chiusura. La Sacci Spa, proprietaria dello stabilimento sito in via Raiale, avrebbe infatti deciso di cedere l’attività al colosso industriale della Buzziunicem, pronta a rilevare il 99,5% delle quote. (foto di Michele Raho)

Il problema, sempre secondo i sindacati, è che l'attuale proprietà punta ad eliminare gli stabilimenti meno produttivi, tra cui quello di Pescara, al fine di rendere l’operazione più appetibile per l'acquirente. Conti alla mano, si tratta dunque di un 'affare' che porterebbe al sacrificio di decine di posti di lavoro.

Come si ricorderà, lo scorso luglio il cementificio aveva già mandato in mobilità una cinquantina di operai, ma la situazione è precipitata qualche settimana fa, con l’annuncio della cessazione delle attività degli stabilimenti di Pescara e Macerata e la contemporanea offerta di acquisto da parte di Buzziunicem, società quotata in Borsa e secondo gruppo industriale produttore di cemento in Italia.

Della questione si è occupato il deputato pescarese Gianni Melilla (Sinistra, Ecologia e Libertà), che ha rivolto una interrogazione ai ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico: “La Sacci Spa – scrive Melilla - ha deciso di chiudere il cementificio di Pescara cessando definitivamente l’attività produttiva nel capoluogo adriatico. Se ciò accadesse sarebbe un duro colpo per i dipendenti. La situazione è molto grave: il numero dei posti persi salirà a 80, più l’indotto, per un totale di 120 lavoratori. La riduzione complessiva con questa nuova procedura riguarderà 135 lavoratori a livello di gruppo, con la chiusura definitiva degli stabilimenti di Pescara e Macerata e la riduzione della sede di Roma”.

“Inoltre – aggiunge il parlamentare - se il cementificio di Pescara dovesse cessare veramente, si presenterà anche il problema della messa in sicurezza e della bonifica del sito industriale”.

In una nota, in sindacati hanno indetto lo stato di agitazione in tutti i siti produttivi della Sacci, richiedendo l’apertura di un tavolo nazionale con il Ministero dello Sviluppo economico. “Vogliamo sapere – conclude Melilla - se intendano accogliere la richiesta dei sindacati per un incontro con le Parti Sociali, con la Regione Abruzzo e il Comune di Pescara, finalizzato a trovare una soluzione condivisa della crisi aziendale per tutelare l’occupazione”.






Questo è un articolo pubblicato il 08-04-2015 alle 17:45 sul giornale del 09 aprile 2015 - 610 letture

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