Il commercio abruzzese chiude il 2014 in profondo rosso, ma a Pescara è boom di nuove aperture

2' di lettura 02/01/2015 - E’ decisamente negativo il bilancio di fine anno per il terziario abruzzese: secondo i dati forniti da Confesercenti, rispetto a 12 mesi fa in tutta la Regione sono 641 le imprese commerciali e 404 le attività turistiche fra alberghi e ristoranti che non rialzeranno la saracinesca.

Dopo anni di ‘profondo rosso’ per Pescara e Provincia, nel 2014 la crisi del commercio sembra essersi spostata a Teramo, dove il saldo fra aperture e chiusure segnerà -204 unità. Meno grave la flessione nelle province dell’Aquila (-172) e Chieti (-160), mentre a Pescara, che negli anni passati ha pagato il prezzo più alto alla crisi, la situazione sembra stabilizzarsi, con un -106 che lascia sperare in una inversione di tendenza.

Ma la vera notizia arriva dai dati relativi al commercio su aree pubbliche, con un vero e proprio boom delle nuove aperture in provincia di Pescara nel 2014. Nel capoluogo adriatico infatti si registra un saldo positivo pari a 161 attività, a fronte di bilanci negativi in tutte le altre province: -19 all’Aquila, -29 a Teramo e -10 a Chieti.

Anche nel turismo è la Provincia di Teramo a pagare il conto più salato alla crisi, con il saldo tra aperture e chiusura pari a -142. Situazione simile a Chieti (-131), mentre a L’Aquila (-77) e Pescara (-74), pur confermandosi la congiuntura negativa, i dati lasciano pensare ad un cambio di ritmo dell’economia locale. Complessivamente, le cifre indicano l’evaporazione di circa 1.750 posti di lavoro fra addetti e titolari.

“Nell’elaborazione delle strategie economiche del nuovo anno – spiega Daniele Erasmi, presidente regionale di Confesercenti – bisogna partire proprio da queste cifre, perché non c’è ripresa senza la forza del tessuto delle piccole imprese. Queste stime infatti indicano che l’Abruzzo sta reagendo in maniera molto eterogenea alla crisi e che i territori che soffrono maggiormente sono quelli dove il tessuto di piccole imprese di produzione è stato smantellato. La provincia di Teramo ne è l’esempio più eclatante: ecco perché c’è bisogno di interventi radicali a sostegno della domanda interna e di una ripresa occupazionale non più rimandabile. I commercianti resistono perché non c’è commercio senza ottimismo, e intravedono l’uscita dalla crisi”.

La visione di Erasmi è confermata da Enzo Giammarino, direttore regionale dell’associazione. “Si chiude un altro anno drammatico – sottolinea – ma le stime del nostro osservatorio indicano che finalmente siamo ad un punto di svolta. Occorre tuttavia portare tutto l’Abruzzo fuori dalla crisi, e questo sarà possibile solo quando anche le istituzioni locali, nessuna esclusa, decideranno una severa riduzione della pressione fiscale, senza la quale nessuna speranza potrà essere coltivata”.






Questo è un articolo pubblicato il 02-01-2015 alle 13:20 sul giornale del 03 gennaio 2015 - 1306 letture

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