Sotto il diluvio, si alza l’urlo ‘silenzioso’ dei liberali: ‘Abolite il canone Rai, fuori i partiti dalla tv di Stato’

3' di lettura 26/09/2014 - Sotto un autentico diluvio, a Pescara esplode la protesta ‘silenziosa’ delle forze liberali cittadine contro il canone Rai e a favore di un sistema televisivo aperto alla concorrenza e agli investimenti privati (foto).

Giovedì 25 settembre, in un pomeriggio sferzato dalla pioggia battente, i liberali pescaresi si sono dati appuntamento davanti alla sede regionale della Rai, in via De Amicis, per la manifestazione ‘Vendiamo la Rai, fuori i partiti dalla tv di Stato’, organizzata in contemporanea con le città di Roma e Milano.

Il messaggio dei partiti e dei movimenti che hanno aderito alla mobilitazione è semplice: privatizzare la Rai, per un sistema televisivo aperto alla concorrenza e agli investimenti privati, con relativa abolizione del canone, limiti alla concentrazione della proprietà delle reti televisive e drastico abbassamento dei tetti per la raccolta pubblicitaria.

Al presidio hanno partecipato il Partito Liberale Italiano e altre associazioni dell’area liberale (Alleanza Liberal Democratica per l’Italia, Fare per Fermare il declino, Gioventù Liberale Italiana, I liberali, Italiaperta, Lib Mov, Liberali Moderati per l’Italia, Liberi di ricominciare, Mit modernizzare l’Italia, Partito Federalista Europeo, Partito Repubblicano Italiano, Radicali Italiani, Riforma Federale, Right Blu la Destra Liberale, Risveglio Ideale, Società Libera e Tea Party Italia).

“Lottiamo per ricondurre il grande carrozzone della Rai nell’alveo di una sana concorrenza – hanno spiegato gli organizzatori - senza far gravare i propri spropositati e ingiustificati costi sulle tasche dei già tartassati cittadini italiani”.

“La contestazione – si legge in una nota stampa - muove dalle anomalie di cui gode la Rai, società per azioni controllata al 99,56% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e allo 0,44% dalla Siae. La Rai è un soggetto giuridico privato, ma economicamente pubblico, che si avvale di una concessione in esclusiva dello Stato per il servizio pubblico radiotelevisivo in Italia e allo stesso tempo beneficia del privilegio di una riscossione annuale del canone dai cittadini. La tassa è dovuta da chiunque disponga di apparecchi in grado di ricevere trasmissioni televisive, indipendentemente dall’interesse o meno a vedere i canali di Stato e indipendentemente dall’essere d’accordo o meno con i profumati onorari pagati a conduttori e ospiti di eventi non sempre ritenuti soddisfacenti. La norma che impone questo pagamento è addirittura il Regio Decreto n. 246 del lontano 1938, redatto in un’epoca in cui l’Italia era tutto tranne che liberale e quando non si aveva la fortuna di poter cambiare canale”.

“A questo quadro – precisa Alessio Di Carlo, segretario dei Radicali Abruzzo - si aggiunge la storica lottizzazione di cui la Rai è sempre stata accusata. Il controllo politico, in particolare di alcuni partiti, è sempre stato preponderante ed evidente, minando l’indipendenza e il pluralismo alla base di qualunque servizio pubblico”.

Sono queste le ragioni che hanno spinto il mondo liberale a mobilitarsi, dando una prima spallata a una struttura economica e di potere che, secondo gli organizzatori della protesta, “si regge sulle tasche dei cittadini italiani, senza garantire loro una serie di diritti sacrosanti”. In tal senso, la manifestazione ‘silenziosa’ tenuta a Pescara rappresenta solo il primo passo di una protesta più ampia, che nei prossimi mesi coinvolgerà diverse città italiane.






Questo è un articolo pubblicato il 26-09-2014 alle 11:05 sul giornale del 27 settembre 2014 - 762 letture

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