Maxim, storia di un bimbo sfortunato. Perizia psichiatrica per il padre assassino

25/07/2014 - E’ una storia sfortunata quella del piccolo Maxim (foto), il bimbo di 5 anni soffocato nel sonno una settimana fa dal padre adottivo, Massimo Maravalle. La vicenda ha avuto un forte risalto mediatico in Russia, il paese di origine del bambino.

Dopo l'inchiesta avviata dalle autorità giudiziarie russe, che puntano il dito contro la presunta 'negligenza' nella gestione della pratica di adozione, il quotidiano The Moskow Times ha riportato i dettagli della storia di Maxim Kichigin. Si tratta di una vicenda lunga e complicata, piena di dolore e sofferenza, come avviene quasi sempre in questi casi, anche se stavolta l’agognato ‘lieto fine’ è stato tragicamente interrotto dalla mano di un assassino.

La storia è quella di un bambino nato in un contesto familiare estremamente disagiato, che lo ha portato prima ad essere abbandonato in un orfanotrofio, per poi giungere in Italia grazie all’arrivo dei suoi ‘salvatori’ stranieri.

Maxim era stato sottratto dalle autorità russe alla madre naturale a causa dei gravi problemi di alcolismo della donna, mentre il padre biologico aveva rinunciato da tempo alla paternità. Ed è così che il bambino, ancora piccolissimo, era finito in un orfanotrofio della sperduta regione di Amur, senza che nessuno dei parenti naturali avanzasse richieste nei suoi confronti.

Contrariamente alle voci circolate in questi giorni, infatti, all’autorità russa non risultano richieste di adozione da parte dei parenti e il bimbo, come riportato dal quotidiano moscovita, sarebbe stato abbandonato a se stesso fino all’arrivo dei Maravalle.

Con l’avvio della pratica di adozione da parte di Massimo Maravalle, tecnico informatico di 47 anni, e di Patrizia Silvestri, avvocato pescarese, per il bambino pareva aprirsi una vita tutta nuova, in un Paese come l’Italia, lontano migliaia di chilometri dai luoghi in cui aveva vissuto tanta sofferenza.

E in effetti nei due anni trascorsi con i genitori adottivi tutto è filato liscio: amici e parenti descrivono una famiglia felice, in cui Maxim cresceva sereno e amato. I Servizi sociali del Comune parlano addirittura dei Maravalle come di un esempio per le altre coppie che avevano intrapreso lo stesso percorso.

Tuttavia, già da tanto tempo c’era qualcosa che non andava in Massimo Maravalle, l’uomo che si era sempre comportato in maniera impeccabile con il piccolo. ‘Un padre amorevole, che amava profondamente Maxim’, così lo descrivono i vicini.

In realtà, il 47enne era in cura da anni presso uno specialista a causa di una grave forma di psicosi, tenuta sempre sotto controllo grazie all’assunzione di farmaci. La sospensione della cura farmacologica, decisa autonomamente da Maravalle pochi giorni prima della seduta settimanale con lo psichiatra, ha scatenato il caos nella testa dell’uomo, portando ai tragici fatti della notte di venerdì 18 luglio.

Come confermato dalla Questura, che ha arrestato il 47enne poco dopo l’intervento nell’appartamento di via Petrarca, l’assassino avrebbe agito in preda alle allucinazioni e subito dopo aver soffocato il piccolo era pronto a fare lo stesso anche con la madre.

L’indagine, affidata al pm Andrea Papalia, ha immediatamente puntato l’attenzione sulla pratica di adozione, con la richiesta di accesso agli atti del tribunale dei minori dell’Aquila. Dalle carte esaminate dalla Squadra Mobile, diretta da Pierfrancesco Muriana, non sarebbe emersa nessuna traccia circa lo stato di salute di Massimo Maravalle. Da qui, la necessità di fare luce sulle responsabilità di una omissione gravissima.

Il gip Gianluca Sarandrea, dopo aver convalidato l’arresto di Maravalle, rinchiuso nel carcere di San Donato, ha incaricato il noto psichiatra bolognese Renato Ariatti di eseguire la perizia psichiatrica sul padre assassino. Il perito, già noto alle cronache per essersi occupato del caso di Annamaria Franzoni, entro 3 mesi dovrà stabilire se, al momento del delitto, Maravalle era effettivamente capace di intendere e di volere. Nel caso in cui la relazione dell’esperto dovesse rilevare l’incapacità, il padre assassino eviterebbe il processo per omicidio.







Questo è un articolo pubblicato il 25-07-2014 alle 09:20 sul giornale del 26 luglio 2014 - 1464 letture

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