Cinghiate e botte prima della tragedia: la triste storia della piccola Neyda

29/04/2014 - Man mano che passano le ore, emergono particolari sempre più inquietanti sulla vicenda che ha visto protagonista Gianfranco Di Zio, il falegname di 48 anni che domenica 27 aprile ha dato fuoco alla sua auto uccidendo la figlia Neyda di 5 anni e ferendo gravemente la madre.

Stando ai primi risultati dell’indagine, condotta dalla Squadra Mobile di Pescara agli ordini del dirigente Pierfrancesco Murina, tutto lascerebbe pensare a un gesto premeditato da parte dell’uomo. Innanzitutto, la presenza in auto della tanica di benzina, che Di Zio dopo una discussione avrebbe rovesciato addosso alla ex compagna Ena Pietrangelo e alla figlia, appiccando così l’incendio. C’è poi il particolare del luogo scelto dall’omicida per scatenare il rogo: si tratta di una zona molto appartata alle spalle della Tiburtina, piena di capannoni abbandonati e spesso rifugio di disperati e senzatetto. Da anni la zona soprattutto di sera è frequentata quasi esclusivamente da tossici o coppie clandestine.

Infine, a pesare sono soprattutto i precedenti: Di Zio era già stato denunciato dalla ex compagna per stalking e maltrattamenti, sia nei suoi confronti che verso la figlia di 5 anni. Stando agli atti delle denunce del 2013, Di Zio avrebbe fatto oggetto la Pietrangelo e la piccola Neyda di ripetuti maltrattamenti, con botte e cinghiate nell’abitazione di Cepagatti. L’uomo si mostrava particolarmente morboso e possessivo nei confronti della piccola, che proprio in questi giorni aveva compiuto 5 anni, vietandole di trascorrere il suo tempo insieme alle altre 3 figlie adolescenti della Pietrangelo, avute da un precedente matrimonio. La donna, una operaia di 44 anni, aveva riferito al giudice particolari agghiaccianti circa il comportamento del compagno tra le mura domestiche, fornendo una testimonianza che era risultata decisiva per la successiva condanna.

Il quotidiano la Repubblica ha pubblicato uno stralcio della testimonianza rilasciata da Ena presso la caserma di Cepagatti in data 5 aprile 2013. “Ho paura per la mia incolumità e per quella delle mie figlie – si legge nel verbale - e mi sono rivolta sia al centro antiviolenza di Pescara che ai servizi sociali del Comune di Cepagatti. Vittime delle sue violenze e prevaricazioni sono anche le mie figlie e in particolare la piccola Neyda che più volte è stata picchiata non solo con schiaffi ma anche con la cinta dei pantaloni e con il rotolo interno della carta in alluminio. Uno degli ultimi episodi violenti è avvenuto lo scorso mese di marzo, a seguito del quale la bambina per un forte schiaffo ricevuto riportava un ematoma all’occhio sinistro. (…) Solo in questi giorni ho avuto il coraggio di denunciare quanto sta accadendo perché temo possa peggiorare”.

Allontanato da un’ordinanza del Tribunale di Pescara dall’abitazione di Cepagatti, il 48enne nel 2013 è stato condannato a un anno di reclusione, con sospensione della pena. Di Zio aveva però violato più volte il provvedimento restrittivo, secondo il quale aveva la possibilità di incontrare la piccola Neyda esclusivamente un giorno a settimana, in presenza di un assistente sociale.

Tutto questo, fino a quel terribile 27 aprile: l’uomo si è recato a Rancitelli, dove Neyda aveva trascorso la giornata presso l’abitazione dei nonni insieme alla mamma. Invece di riportarli a casa, a Cepagatti, ha parcheggiato l’auto, una Peugeot 206 blu, in quella zona isolata, e subito dopo si è scatenata una furibonda lite tra i due adulti. Da qui, la messa in atto di un gesto folle, che gli investigatori ritengono con tutta probabilità premeditato: Di Zio ha cosparso l’interno dell’auto di benzina e ha scatenato il rogo che in pochi secondi si è portato via la sua vita e quella di una bimba innocente.

La madre, unica sopravvissuta, si trova ancora ricoverata in gravi condizioni all’ospedale S. Eugenio di Roma con ustioni sul 40% del corpo. Dopo essere stata soccorsa dagli operatori del 118, la Pietrangelo ha fornito qualche utile dettaglio per la ricostruzione dei fatti, ma a seguito del ricovero d’urgenza le sue condizioni non hanno consentito di raccoglierne la testimonianza davanti ai magistrati. In giornata è attesa l’autorizzazione del pm Papalia per l’autopsia sui due corpi.

(foto d'archivio)





Questo è un articolo pubblicato il 29-04-2014 alle 10:18 sul giornale del 30 aprile 2014 - 1819 letture

In questo articolo si parla di cronaca, incendio, suicidio, omicidio, violenza, pescara, stalking, violenza sulle donne, omicidio-suicidio, vivere pescara, cronaca nera, questura di pescara, rancitelli, articolo, cronaca di pescara, gianfranco di zio, ena pietrangelo, neyda, violenza sui bambini

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/3eN