Prime grane per D'Alfonso, Vacca (M5S): 'E' il peggio dell'Italia'

2' di lettura 10/03/2014 - Non ha fatto in tempo a godersi la gioia del trionfo alle primarie del Centrosinistra, che Luciano D'Alfonso è già alle prese con un attacco frontale da parte del Movimento 5 Stelle. Fresco vincitore delle consultazioni che lo hanno incoronato sfidante di Gianni Chiodi per la presidenza della Regione Abruzzo, già sabato 8 marzo il 'Faraone' era stato pesantemente criticato da Enrica Sabatini, candidata del M5S alle elezioni comunali di Pescara.

La Sabatini, in corsa per la poltrona di Primo Cittadino, aveva definito D’Alfonso “il peggio che la politica possa esprimere nel nostro Paese”. A darle man forte, il deputato abruzzese del M5S Gianluca Vacca (foto), che proprio nel corso della presentazione ufficiale della Sabatini si era chiesto "com’è possibile che il PD non riesca a trovare una persona senza vicende giudiziarie in corso”.

Stamattina, subito dopo la pubblicazione dei risultati delle primarie, Vacca ha rincarato la dose, prendendo di mira proprio il partito del ‘Faraone’: "Non avevamo i dubbi che il PD vendesse l'anima al diavolo per provare l'ennesimo disperato tentativo di non perdere le elezioni, pur sapendo di correre il rischio di tornare alle urne tra un anno a causa delle vicende giudiziarie di D'Alfonso. Certo, ora la credibilità di questo ex partito, ora comitato di affari, è nulla, e il PD non potrà mai più parlare di legalità e moralità senza essere spernacchiato da tutti gli abruzzesi".

Il deputato abruzzese prende quindi di mira anche Marco Alessandrini, anche lui in lizza per le elezioni cittadine, definito “candidato di facciata”. “Farsi sponsorizzare da D'Alfonso – ha spiegato l’on. Vacca - è una macchia indelebile, che nessun cognome eccellente potrà mai cancellare”.

Gianluca Vacca, che ha presentato il 5 Stelle lab, laboratorio per raccogliere le proposte dei cittadini, ha concluso il suo intervento dicendosi convinto del fatto che “gli abruzzesi non ne possono più di questa classe politica, e se non ci penserà prima la magistratura, saranno gli stessi cittadini a mandarli a casa”.






Questo è un articolo pubblicato il 10-03-2014 alle 09:16 sul giornale del 11 marzo 2014 - 1004 letture

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