Giovani e disoccupazione: un cambio di prospettiva

3' di lettura 02/02/2014 - Alla luce degli accesi dibattiti in corso sul tema della disoccupazione giovanile, al centro del confronto politico sia in ambito nazionale che locale, riceviamo e pubblichiamo la nota di Manuela Galli, attivista del Movimento 5 Stelle di Pescara.

In Italia la disoccupazione giovanile supera il 42%. Il ministro dell’Economia Saccomanni (foto) ha interpretato il fenomeno attribuendone le responsabilità alle carenze della scuola: “Il sistema produttivo e industriale del terzo millennio - ha spiegato il ministro - richiede preparazioni e competenze che il sistema scolastico non e’ in grado di assicurare”.

Avvalorata dalle statistiche che registrano un progressivo spostamento dell’Italia nelle ultime posizioni per qualità del sistema educativo, l’affermazione di Saccomanni sembrerebbe del tutto calzante poiché focalizza l’attenzione sulla responsabilità delle politiche per l’istruzione e la formazione, che influirebbero pesantemente sulle cause di disoccupazione giovanile. E’ assolutamente vero che la scuola ha bisogno di essere potenziata e migliorata, perché punto di forza di una nazione civile e perché apre le menti favorendo lo sviluppo delle competenze.

Tuttavia, l’affermazione del ministro risuona come uno spostamento di responsabilità che non trova riscontro nella realtà produttiva, in quanto nel nostro paese i tassi occupazione dei laureati sono più preoccupanti di quelli dei diplomati. I laureati inoltre, spesso impegnati nei lavori 'a progetto', avrebbero redditi più precari rispetto ai diplomati. Quindi, chi prende una laurea avrebbe paradossalmente meno opportunità di puntare ad una “stabilità” di impiego.

Inoltre, ampliando l’angolo di osservazione, dovremmo fare altre considerazioni: il nostro sistema economico ha determinato l’aumento delle tasse causando la flessione della domanda interna, cioè la riduzione dei consumi. Secondo Keynes il reddito di un Paese (cioè il PIL) è determinato dalla domanda. E’ cioè la domanda dei consumatori a stimolare la produzione, la costruzione di nuovi impianti e di conseguenza ad aumentare le assunzioni di forza lavoro.

Questo pensiero viene definito come 'principio della domanda effettiva' e si differenzia significativamente dal pensiero economico tradizionale, basato sulla convinzione che è l’offerta che crea la domanda. Se il PIL e l’occupazione sono determinati dalla domanda, per aumentarli bisognerà agire sull’incremento della 'domanda aggregata' di una nazione. Quindi, per uscire da una crisi, è necessario spendere di più in modo da indurre le imprese a produrre di più.

In una crisi come quella che viviamo oggi, queste misure non sono più sufficienti ed è fondamentale che lo Stato intervenga sul fattore più importante dell’equazione keynesiana: la spesa governativa, attraverso una serie di investimenti pubblici che incrementino il valore economico della nazione e conseguentemente il suo reddito.

Quindi, illustre ministro, quando rilascia dichiarazioni sulle cause della nostra disoccupazione giovanile, apra la mente, cambi prospettiva e non attribuisca le responsabilità ad altri. Nostro inderogabile dovere è quello di attuare provvedimenti, soluzioni, iniziative che coinvolgano l’intera economia del nostro Paese, che chiede a gran voce un cambio di rotta!
(Manuela Galli - M5S Pescara)






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-02-2014 alle 20:44 sul giornale del 03 febbraio 2014 - 710 letture

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